Paolo Berlusconi: “millantato credito”. Con Raffaelli nuove implicazioni

Milano, 13 marzo. Paolo Berlusconi, fratello del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sembra sia  indagato dalla Procura di Milano per il reato penale di millantato credito. La vicenda riguarda a quanto pare i  presunti rapporti intercorsi fra Paolo Berlusconi e  Roberto Raffaelli, dirigente di Research Control System, ossia la società che ha fornito le attrezzature tecniche che sono da tempo servite alle autorità giudiziarie per effettuare intercettazioni. La Rcs è fornitrice delle strumentazioni di cui si servono i vari  uffici giudiziari di tutto il territorio italiano.

E qui arriverebbe il ruolo in questione dell’imprenditore e “fratello d’arte” Paolo Berlusconi: secondo i sospetti degli inquirenti,  avrebbe fatto a Raffaelli promesse riguardanti la possibilità di aiutarlo ad aumentare il suo volume di affari. Riguardo la presumibile contropartita di tale promessa, si rende evidente a  quali sospetti un tale favore possa condurre, e numerose ipotesi sono ora tutte da vagliare, sul tavolo della Procura di Milano.

Pare, ad ogni modo, che Paolo Berlusconi abbia ricevuto da Roberto Raffaelli una remunerazione economica, nella somma di oltre mezzo milione di euro, nel 2005-2006, da cui l’ipotesi di reato riguardante il “millantato credito”. La promessa di aiutarlo riguardava anche, a quanto pare, l’eventuale collaborazione da parte del capo dell’Ufficio del presidente del Consiglio, l’onorevole Valentino Valentini (per ora non indagato).

E’ da ricordare che Raffaelli è già indagato in correlazione alla famiglia Berlusconi in una inchiesta precedentemente iniziata dal pm Massimo Meroni coordinata dal procuratore Manlio Minale, per “accesso abusivo a sistema informatico”. I fatti all’esame della Procura, in quel caso, risalgono al 2005. Raffaelli, infatti, quell’anno, e precisamente in occasione di una visita della vigilia di Natale, avrebbe portato a Paolo e a Silvio Berlusconi nella villa di Arcore le ancora segrete intercettazioni prese nell’ambito dell’indagine Bnl-Unipol.

Le telefonate in questione erano intercorse fra il presidente di Unipol Giovanni Consorte ed il segretario dei Ds Piero Fassino, e vennero in anteprima pubblicate una settimana dopo con uno scoop del Giornale, quotidiano di proprietà di Paolo Berlusconi. L’aperta violazione delle norme (per di più da parte di persone che dal punto di vista politico si battono per arginare il “fenomeno intercettazioni”, e del resto hanno comprensibilmente ogni motivo per farlo)  riguardò in quel caso il fatto che le registrazioni non fossero, al momento della pubblicazione,  ancora depositate agli atti della Procura, e fra l’altro non risultava ancora neppure eseguito il lavoro di sbobinatura, ossia di trascrizione su cartaceo, da parte della Guardia di Finanza.

S. K.