Vecchi film in televisione: Pasolini, “Il Decameron”

Questa sera, alle ore 23:00, il canale satellitare SkyCinema Italia trasmetterà la pellicola, del 1971, “Il Decameron“. Il film è diretto da quella mente duttile e geniale che era Pier Paolo Pasolini. Insieme ai successivi “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle Mille e una Notte”, il lungometraggio fa parte della cosiddetta “trilogia della vita“.

Dal “Decameron” di Giovanni Boccaccio, opera che si presta assolutamente alla trasposizione cinematografica, Pasolini ha tratto sette novelle, tutte ambientate a Napoli e dintorni. Le ultime avventure sono intercalate dalla storia di un artista allievo di Giotto (interpretato dallo stesso Pasolini) che deve affrescare le pareti della chiesa di Santa Chiara…

Il film ricevette un Orso d’argento al Festival di Berlino ma fu fonte in Italia di accese polemiche: la sinistra  lo criticò per il suo disimpegno ideologico-politico e la destra, invece, ritenne la pellicola un’offesa al pubblico pudore. In realtà Pasolini si volge al Decameron come fonte per una descrizione del sesso visto come un’azione innocente dettata dalla spontaneità. Da qui il titolo complessivo della trilogia, “Sulla vita”.

Ad un occhio poco attento, “Il Decameron” potrebbe sembrare un film di consumo, popolare e da guardare con una certa superficialità. In realtà, metafora di una visione sponatenea e profonda della vita, si può constatare come la sensibilità e l’ispirazione dell’autore siano lontanissime dalle originali di Boccaccio. Simile, invece, il gusto per la narrazione prolissa.

Come ha sempre fatto, anche questa volta Pasolini sceglie, come attori protagonisti del suo film persone prese dalla strada, scelte, per lo più dai ceti proletari e contadini, gli unici in cui si vedeva sopravvivere quell’autenticità che l’omologazione alla massa andava cancellando. Lontano, dunque, dall’uso di una bellezza patinata e comune, ne “Il Decameron” Pasolini indugia su un certo compiacimento del particolare, del volgare, addirittura del deforme.

Innocenza, animalesca vitalità e decadenza per il remake cinematografico di un caposaldo della nostra cultura!

Valentina Carapella