Bangkok: in centomila a chiedere nuove elezioni.

Centomila camicie rosse hanno invaso le strade di Bangkok nelle ultime ore. La repressione dell’ aprile del 2009 sembrava aver smorzato la forza del movimento, ma la decisione della Corte Suprema thailandese, stabilendo la confisca del 60% dei beni di Shinawatra, ha rinvigorito lo spirito dei più fedeli seguaci dell’ ex premier, assolutamente indignati dal verdetto di colpevolezza per gli illeciti commessi durante il suo mandato durato dal 2001 al 2006.

E se per i giudici, infatti, sono inconfutabili i reati di abuso di potere e conflitto di interessi, per i manifestanti, che vedono nel loro leader esiliato “l’unico esponente politico ad aver difeso i loro interessi”, ad essere illegale è proprio l’ attuale regime politico. Al richiamo, dunque, di un unico grido di protesta contro il governo guidato da Vejjajiva con l’appoggio dei militari, in migliaia, secondo gli organizzatori, si sono recati dal nord del Paese per porre un ultimatum ai membri del Parlamento saliti al potere l’ anno successivo a quello in cui, con un colpo di stato, fu destituito Shinawatra.

La richiesta di nuove elezioni e il conseguente immediato scioglimento del Parlamento sono i nodi cruciali del raduno. Se, però, entro domani a mezzogiorno (le sei del mattino in Italia) questo non dovesse avvenire, le camicie rosse si prepareranno ad una ”presa” della città, trasfomando in violenta quella che finora si è mostrata come una pacifica manifestazione.

Una minaccia, questa, che ha allertato i palazzi del potere di Bangkok circodati da ieri da un impressionante numero di soldati e poliziotti in tenuta antisommossa.

Fra poche ore quindi il verdetto di questo braccio di ferro politico-sociale che, ancora una volta, vede contrapposte due facce della stessa medaglia: democrazia e legalità.

Florinda Gargiuoli