Formigoni riammesso: riprendiamo la campagna elettorale

Nel sabato nero per il Lazio di Renata Polverini, freddato dall’ennesimo “no” alla riammissione della lista del Pdl a Roma e provincia, il presidente uscente della Lombardia, Roberto Formigoni festeggia il suo definitivo ritorno alla corsa elettorale.

“Anche il Consiglio di Stato – ha commentato ieri il governatore della Regione lombarda – ci dà ragione ed è un’altra sentenza tombale, definitiva. Ora basta con i ricorsi e con i confronti in tribunale. La parola torni alla politica: confrontiamoci sui contenuti“.

“Voglio parlare e ascoltare i miei cittadini dalla mattina alla sera – ha aggiunto il candidato del centrodestra – per tutta la campagna elettorale come già sto facendo da tempo. Voglio poi continuare a dialogare e lavorare con loro per una Lombardia sempre più solidale e forte per tutti i prossimi 5 anni”.

Festeggiano per la decisione del Consiglio di Stato anche i legali di Formigoni, Fabio Cintioli e Beniamino Caravita di Toritto. “Dal dispositivo che è stato fatto ora dal Consiglio di Stato – ha spiegato Cintioli – emerge che c’é stato anche un esame riguardo al merito, esattamente come avevamo richiesto noi, e che si conferma la pronuncia di primo grado”.

“Ora – ha aggiunto l’avvocato di Formigoni – attendiamo le motivazioni che dovrebbero arrivare entro una decina di giorni, ma siamo senz’altro soddisfatti per come sono andate le cose, visto che ci hanno dato ragione su tutta la linea respingendo anche l’eccezione di inammissibilità sollevata dalla controparte”.

Più polemico il commento del vicecoordinatore regionale del Pdl, Massimo Corsaro. “La sentenza di oggi (ieri per che legge, nrd) – ha detto – conferma che qualcuno in Lombardia ha provato a fare una porcata e a ingannare i cittadini dicendo loro che non potevano votare Formigoni”.

“Adesso saranno i cittadini – ha continuato Corsaro – a dimostrare che in Lombardia siamo solo noi titolati a rappresentarli. La porcata che ci ha tenuto otto giorni fuori dalla campagna ufficiale sarà un numero ancora maggiore di voti“.

Di tutt’altro parere il radicale Marco Cappato. “Il Consiglio di Stato – ha commentato – ha confermato in questo modo che non importa se le firme regolari ci sono o no, e sanno tutti che non ci sono, ma afferma il principio che il primo conteggio, anche se sbagliato, prevale. Così – ha concluso – si impedisce agli elettori di accertare la verità prima delle elezioni”.

Maria Saporito