Schifani come Grillo: fuori condannati e indagati dalle liste

Dopo essere intervenuto per invitare tutti gli italiani a partecipare alle prossime elezioni regionali per scongiurare il rischio astensionismo, “un pericolo che bisogna evitare”, il Presidente del Senato Renato Schifani è tornato a parlare dell’imminente tornata elettorale invitando tutti i partiti a evitare di candidare personaggi condannati o indagati.
“I partiti – ha spiegato Schifani, intervenendo ad un’iniziativa organizzata dal Parlamento della legalità a Bagheria (PA) – abbiano la forza di dire no a certe candidature discusse anche se portano voti. […] Bisogna consentire ai cittadini la conoscenza delle persone da votare”.

Dichiarazioni che, probabilmente, finiranno per riaprire la diatriba fra il Presidente del Senato e il comico genovese Beppe Grillo che, in occasione dell’anniversario della nascita del tricolore, lo scorso gennaio, aveva contestato la presenza di Schifani alla cerimonia, accusandolo di non svolgere correttamente il suo lavoro, avendo lasciato a marcire in un cassetto una legge di iniziativa popolare firmata da circa 200mila cittadini.
Prima di fondare l’ennesimo partitino, Beppe Grillo organizzò, nel 2007, l’ormai celebre “Vaffa-Day”, a Bologna e in molte altre città italiane, per portare in Parlamento una proposta di legge imperniata su tre punti chiave: impedire ai condannati di poter sedere in Parlamento, porre un limite massimo di due legislatura, reintegrare le preferenze, eliminando le liste bloccate.

Il testo di quella legge, firmato da circa 200mila cittadini, potrebbe cominciare il suo iter parlamentare anche domani, se solo Schifani lo volesse.
Per quanto quel testo possa essere imperfetto, considerando che ci sono “reati di lotta” di cui un politico può andare fiero e che fare politica è un mestiere a tutti gli effetti a differenza di quanto può sostenere il populismo grillino, le parole di ieri del Presidente del Senato lo obbligherebbero, per coerenza, a riprendere in mano quella legge e a sottoporla a tutti quanti i suoi colleghi, nella speranza che possa essere emendata e, finalmente, approvato.