Contaminazione acquedotto: tre indagati per epidemia colposa

L’anno scorso 2000 persone ebbero attacchi di gastroenterite, a causa di una contaminazione dell’acquedotto di San Felice. La procura accusa la Garda Uno di epidemia colposa, per la mancata vigilanza dell’acquedotto.

Il sostituto procuratore di Brescia Paolo Abritti, ha chiuso l’indagine che coinvolgeva i vertici della società che gestisce l’acquedotto comunale. La procura ritiene che amministratori e tecnici della società siano stati inadempienti nei confronti di turisti e residenti che hanno continuato, perché non avvertiti, a consumare acqua contaminata da microrganismi patogeni, come il clostridium perfrigens e norovirus, colpevoli di una violenta infezione gastroenterica.

Il fatto risale allo scorso giugno, a finire sotto accusa furono subito la rete idrica e il sindaco Paolo Rosa, il quale dichiarò l’acqua non potabile in seguito alle analisi dell’Asl,  che avevano accertato la presenza di microrganismi.

La società Garda Uno, una spa a partecipazione completamente pubblica si chiamò subito fuori, ma per l’inchiesta i batteri erano presenti nelle incrostazioni esterne e interne, nelle acque prelevate, nei filtri e nell’acqua uscita dal rubinetto.

Si tratta quindi di un adeguamento dell’impianto previsto ma mai avvenuto, per questo i batteri hanno avuto vita facile grazie alla rete arrugginita, che i vertici della società potevano prevedere e prevenire.

Il presidente di Garda Uno, Mario Bocchio, nonché sindaco uscente di Lonato, al momento non ha rilasciato dichiarazioni, si limita a dire che resterà in attesa di leggere gli atti.

Il sindaco di San Felice Paolo Rosa, irraggiungibile al telefono cellulare, aveva comunque già fatto sapere che il Comune si sarebbe costituito parte civile. Soddisfatto il Comitato Acqua Benaco, che commenta il fatto attraverso le parole di Maddalena De’ Cillà, la quale definisce la fine delle indagini preliminari “più un punto di partenza che di arrivo. Il capo di imputazione è uno dei più pesanti che potesse arrivare” ma il Comitato vuole aspettare l’esito del procedimento perché “nessuno è colpevole fino alla fine del processo. Questo è comunque un momento spartiacque, si sono sempre detti estranei ai fatti”.

Giulia Di Trinca