Casini, elezioni e privacy: l’illegalità corre sul filo

Roma, 15 marzo. Curiosa (ma non del tutto nuova) tattica pre elettorale dell’Udc. Sulla base di elenchi (presumiblimente lunghissimi ed appositamente “mirati”, come nelle “migliori” tecniche di marketing) di cittadini iscritti nelle liste elettorali delle prossime Regionali, a quanto pare da molti giorni il leader dell’Unione di Centro Pierferdinando Casini usa ora far telefonare a casa degli italiani, raggiunti da una voce registrata ad un certo numero di telefoni fissi, per due chiacchiere di convincimento sul voto da accordare a lui.

Sulla base delle più elementari regole di vita sociale, ossia quelle del buon senso e della par condicio, l’idea venuta nella file dell’Unione di Centro, oltre che essere quantomeno bizzarra, non spicca per legalità.

Ricordate infatti l’occasione in cui, sempre in un fervido periodo pre elettorale, era stato l’attuale premier Silvio Berlusconi a prendere, mal consigliato, una iniziativa dello stesso genere? Ad onor del vero, il gesto berlusconiano fu molto più discreto di quello cui si assiste in questi giorni. Era un semplice sms, infatti, ad esser stato inviato (senza neppure troppe discriminazioni fra potenziali elettori  e simpatizzanti di sinistra) ad un’infinito numero di cellulari, con un po’ di saluti, alcune parole gentili, qualche promessa, e la richiesta di concedere il voto.

Ebbene, in quell’occasione (correva l’anno 2005) il “lancio” sconsiderato di oltre 50 milioni di messaggini nell’etere, secondo i conteggi che furono fatti, fu bollato come violazione della privacy, e diede luogo alla stesura di un provvedimento generale in merito di modalità pubblicitarie consentite, ora ripreso dall’Autorità Garante per la privacy, che ha approvato in questi giorni, invista proprio delle prossime elezioni regionali, un apposito provvedimento “di riconferma” (G.U. del 22 febbraio, n.43), di cui evidentemente si è sentito il bisogno.

In tempi e situazioni in cui si assiste alla manifestazione del fatto che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, infatti, si deve esser pensato, in sede di legiferazione, che repetita iuvant.  Vale a dire, un secondo provvedimento che attualizzi il primo ancora in vigore è utile, e non è dunque uno spreco di tempo, lavoro, tasse che potrebbero esser meglio impiegate, perché “le ripetizioni servono” (oppure no?).

S. K.