Crisi economica: i cinesi si comprano il più importante porto della Grecia

Molti ateniesi affermano che la Grecia sia diventata, a seguito della gravissima crisi economica, un laboratorio di “studio” su come svendere completamente quella che è la sovranità dello Stato. Non sappiamo se ciò sia già vero o sia invece lo scenario più plasibile del futuro prossimo. Sappiano invece che ci sono dei segnali che lasciano intendere se la non veridicità quantomeno la verosomiglianza di questa diffusa impressione.
Non ci riferisce solamente alla clausole presenti in quei contratti swap siglati dai governi greci con le banche d’affari Goldman Sachs e Jp Morgan Case, con i quali sono stati “ceduti” inacassi presenti e futuri di settori nevralgici dello Stato, ma anche a quella che è una vera e propria svendita delle “porte della Grecia”.

A darne puntuale notizia è stato il Manifesto, che ha condotto un interessante reportage su quanto sta avvenendo al porto di Atene, uno dei principali varchi proteso verso il mediterraneo e centro nevralgico per i possaggi di merce. Ebbene, dallo scorso 30 settembre i terminal Pier 2 e Pier 3, sono stati dati in gestione “per 35 anni” ad una società cinese. L’operazione è stata sostenuta dall’Autorità Portulale del Pireo e dal governo, entrambi convinti che la privatizzazione possa garantire un buon affllusso di soldi nella casse dello Stato e addirittura nuovi posti di lavoro. A questa promessa non credono i 1600 dipendendenti dell’Olp che, nei mesi scorsi, sono riusciti, con una dura lotta, a impedire alla società cinese che ha in gestione il porto, di ricorere, come era nella sua intenzioni, a 2500 operai cinesi. La paura però dei greci è quella che la minaccia si stata solo rimandata perchè il 30 giugno la Grecia rinuncerà completamente all’amministrazione dei due terminal. C’è quindi davvero tanta preoccupazione.

Ma quali sono le implicazioni geopolitiche di quanto sta avvenendo? Il governo greco è praticamente con l’acqua alla gola e quindi, rinuncia agli intrioiti dei prossimi 35 anni, poichè ha bisogno di liquidità immediata per poter cercare di risollevare il suo bilancio ed ri-acquisire (un po’) di fiducia. Non si sa nulla sul contratto siglato coi cinesi, ma è chiaro che si tratta di un accordo maturato in un contesto in cui una delle parti, la Grecia, è in evidente difficoltà. Inoltre, secondo quanto riportato dal Manifesto, i cinesi non sarebbero sbarcati in Grecia per altruismo, ma solo per prendere in mano le redini di un porto EUROPEO, dove far arrivare materiale grezzo dalla Cina da utilizzare per produrre, con il marchio UE, prodotti da immettere poi sul mercato europeo. Quindi nessuna nuova assunzione (e il tentativo di far sbarcare i 25000 operai cinesi nè è la dimostrazione) e nessuna ricaduta positiva sul territorio. L’unico risultato di questa vendità sarà la possibilità per il governo di avere liquidità nel breve periodo. Un vantaggio immediato che per essere ottenuto sacrifica molti altri aspetti: futuro delle nuove generazioni e sovranità economica davanti a tutto.

Enzo Lecci