Grande Fratello 10: Cristina Pignataro, l’anoressia nervosa e il suo amato Lino

La seconda parte di Pomeriggio Cinque vede la finalista del Grande Fratello 2010, Cristina Pignataro, in un’intervista vis à vis con Barbara D’Urso.

La ragazza milanese, unica donna a raggiungere la finalissima del talent per questa edizione, racconta il suo passato difficile, vissuto in una famiglia modesta, semplice. Il suo percorso nel reality è stato in sordina; è stato un personaggio mai in primo piano ma che, probabilmente proprio grazie alla sua linearità e pacatezza, si è guadagnato il successo tra il pubblico.
La sua infanzia, sino all’adolescenza, è passata in una tipica casa di ringhiera milanese, senza il bagno in casa ma con un bagno in comune, fuori dall’appartamento, condiviso con i vicini. Niente acqua calda, soltanto una turca.
Cristina racconta quanto le piacesse andare dalla sua amica dove poteva fare un bagno caldo.

Una parentesi davvero infelice per Cristina è stata quella dell’anoresia nervosa. Era diventata il bersaglio dei compagni che la appellavano come “Tettona”, “Cicciona”, “Labbrona”, tutto in “-ona”, a causa soltanto di qualche chilo di troppo. In pochissimo tempo ha perso 12 chili, praticamente mangiando poco o nulla.
Poi, grazie al fidanzato, è riuscita ad uscirne e ad archiviare questa terribile parentesi che avrebbe potuto avere ben altre conseguenze.

Nello studio sono presenti anche i suoi quattro nipoti con la sorella di Cristina, nove anni più grande di lei.
Altro argomento affrontato: Lino. Questo è il nome del fidanzato che ha conosciuto in riviera romagnola dove lui lavora: vende il cocco ai bagnanti.
Ancora oggi, pur vivendo a Milano, da maggio a settembre torna in riviera a lavorare.
Viene riproposto il loro incontro nella casa del Grande Fratello, con quella lettera sullo sfondo e il loro abbraccio e la loro reciproca dichiarazione d’amore.

Affrontato anche il vizio del padre, di professione operatore ecologico. L’uomo ha la cattiva abitudine del gioco; la ragazza spera che possa superare questo vizio, soprattutto dopo l’esperienza della figlia.

Valeria Panzeri