I tagli uccidono la cultura: il declino del teatro italiano

Su un parquet levigato e delicato si sono avvicendate per secoli le fisionomie di grandi personalità. Uomini e donne che, con la loro originale e inarrivabile recitazione, hanno reso immortali opere di creativi scrittori. Artisti in grado di generare turbini di emozioni nei cuori degli spettatori, seduti accanto gli uni agli altri, pronti a condividere sensazioni e impressioni divergenti ma necessarie per alimentare confronti di crescita. Voci e gesti capaci di dar vita a personaggi di carta che ci raccontano le loro molteplici e affascinanti storie, regalandoci serate di intenso e piacevole svago.

Il teatro è stato per tantissimo tempo uno dei pochi intrattenimenti che l’uomo possedeva. Il luogo per antonomasia dove l’arte della parola raggiungeva livelli sopraffini intarsiata con ricercati e fini significati. Oggi, quest’ineguagliabile spazio di cultura, lotta strenuamente per la propria sopravvivenza registrando evidenti ridimensionamenti.

Sono sempre più scarni i finanziamenti che lo Stato garantisce e sempre meno gli investimenti effettuati sulle strutture e sui palinsesti. Il cinema e la televisione attirano sempre più, oltre che gli spettatori, anche i giovani attori che si muovono alla ricerca di maggiore visibilità e riconoscimento.

Attualmente andare a Teatro è un lusso che non tutti possono permettersi. I costi elevati limitano questo tipo d’intrattenimento trasformandolo quasi in un passatempo d’elite, riservato a classi sociali definite. Le programmazioni contengono sempre meno date e appuntamenti con notevoli limitazioni nei budget di spesa. Spesso i direttori artistici si trovano in difficoltà nell’allestire un’annata che garantisca un intrattenimento completo dovendo far fronte a tagli e risparmi d’amministrazione.

Frequentando, quando posso, i teatri di prosa e lirica (devo dire solo grazie alle agevolazioni per studenti), mi accorgo di quanto i giovani del terzo millennio snobbino totalmente questa forma d’arte. In molte occasioni mi guardo intorno e a stento riesco a individuare altri ragazzi della mia età. Una perdita non quantificabile per la mia generazione, immersa in un mondo di tecnologia senz’anima e protagonista di un decadimento morale senza eguali. Il teatro genera una sorta di magia che solo la fantasia può riuscire ad afferrare e comprendere, alimentando il lato creativo della nostra personalità e stimolando la genialità che ognuno possiede.

Per questo motivo:

È un preciso dovere del nostro Stato aiutare questa forma di espressione e creatività, alimentando le scuole di recitazione, sostenendo le strutture e finanziando gli enti, per arrivare a diffondere ancor più una realtà che lentamente sta morendo nell’indifferenza più totale. È un doveroso compito della società educare i bambini e i ragazzi alla cultura del teatro, perfetta nel formare e nell’indirizzare le menti verso la scoperta del proprio talento sopito.

È un diritto inalienabile della gioventù “il lasciarsi trascinare dall’emotività” che solo una capace recitazione sa regalare, accendendo nelle anime dei giovanissimi quella tenue fiammella che tiene a stento accesa la fantasia, colpita sempre più dai venti sferzanti della tecnologia senza inventiva.

Alessandro Frau