Il mestiere del giornalista: Ryszard Kapuscinski

Credo che per fare del buon giornalismo si debba innanzitutto essere degli uomini buoni. I cattivi non possono essere buoni giornalisti

Ryszard Kapuscinski era solito definire in questo modo il mestiere che tanto ha amato. Nato nel 1932 in Polessia (rinominata da lui come L’Africa della Polonia) conobbe fin da giovane gli stenti e la miseria tipici dei paesi appartenenti all’ex unione sovietica. Un fatto da non sottovalutare, perché genererà nel giornalista una naturale solidarietà verso i popoli più sfortunati della Terra. Cronista sempre in prima linea, Kapuscinski rappresenta, ancora oggi, un punto di riferimento imprescindibile per coloro che si preparano a intraprendere una carriera lavorativa simile. Dopo gli studi a Varsavia fu inviato, fino al 1981, dell’Agenzia di stampa polacca PAP come corrispondente estero.

Superò gravi malattie che provarono il suo fisico certamente poco prestante ma dotato di una resistenza sorprendente, costretto ad adattarsi al clima vario e divergente di tutti i cinque continenti. Subì anche varie torture, palesi dimostrazioni della scomodità del suo lavoro spesso condito dalla verità a rischio insabbiamento. Fu in diversi casi imprigionato per i suoi reportage, costretto a permanere in inferni dimenticati da Dio, sempre con l’ascia del boia pendente sul collo scoperto.

“Il nostro compito è quello di cercare di cogliere la storia nel suo divenire, osservandola nel momento in cui la creiamo ed essa a sua volta ci crea”. Una Storia che oggi è conosciuta anche grazie al lavoro di Kapuscinski, non solo un giornalista passionale, ma anche un talento della scrittura, capace di descrivere finemente e acutamente gli episodi che hanno delineato il secolo scorso. La forza dei suoi scritti rivela tutto l’amore per il suo lavoro, parole di una bellezza indescrivibile nelle quali la verità dei fatti viene adornata con la propensione alla scrittura.

“I media, anche quando non prestiamo loro fede, anche quando riteniamo che mentano, hanno un’enorme influenza sull’uomo in quanto stabiliscono in sua vece l’elenco degli argomenti, limitando così l’attività di pensiero a una serie di informazioni e opinioni impartite dall’alto”. Anche per questo motivo, Kapuscinski, trovò il suo habitat naturale all’esterno di una redazione, svolgendo il suo mestiere nei luoghi naturali degli eventi provvisto solamente di un bianco e candido taccuino rifiutando la semplice attività di giornalista sedentario, seduto davanti ad un’intonsa tastiera.

Testimone oculare della storia del novecento, Ryszard Kapuscinski, si è spento nel 2007, lasciando un vuoto evidente nel panorama mediatico mondiale.