“Sei gay”: per la Cassazione pronunciare tale frase è reato

Ecco una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione che potrebbe essere considerata una sorta di rasoio a due lame.

Se da un parte, giustamente e molto civilmente, tende a tutelare la dignità e lo status degli omosessuali di convesso rischia di fomentare quel gap che ancora la nostra evoluta e scintillante “società moderna” non è riuscita a colmare.
Eterosessuale e omosessuale, una sorta di “condizione” che avrebbe la pretesa di qualificare e descrivere un individuo nella propria, multisfaccettata, totalità.

La Cassazione ha ritenuto che:  “dire  a qualcuno che è un gay è una vera e propria ingiuria, anche se la persona a cui è rivolta l’espressione ha tendenze omosessuali e nonostante ci si dichiari “senza pregiudizi e laici di mentalità aperta“. Definendo inoltre “ l’espressione censurabile poiché esprime riprovazione per le tendenze omosessuali e un “inequivoco intrinseco intento denigratorio“.

Tale sentenza è stata emessa al fine di tutelare dalle ingiurie di un collega un uomo che concorreva al posto di comandante della polizia municipale di Ancona. Il compagno di lavoro di colui che la Corte ha stabilito vittima di ingiurie, ha scritto una lettera nella quale gli “rinfacciava” di essere gay e di “aver trascorso una vacanza in montagna con un marinaio e di essere stato allontanato da un club sportivo frequentato da ragazzini”.

Luciano, questo il nome del protagonista della vicenda, ha denunciato immediatamente Dante, il collega che ha tentato di denigrarlo in ogni modo. La legge aveva già dato ragione, in prima battuta, al signor Luciano; nonostante ciò Dante ha deciso di rivolgersi alla Cassazione sostenendo che non aveva alcuna intenzione di denigrare il collega ma che voleva semplicemente rendergli noto il perché tra i due non si erano mai instaurati “rapporti di familiarità”.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso spiegando che “non vi è spazio per la prova liberatoria” nei confronti del vigile urbano che aveva denunciato per iscritto l’omosessualità del collega.

Dante dovrà sborsare 1000euro alla cassa delle ammende nonché rifondere il collega ingiuriato con 3000 euro.

Valeria Panzeri