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Stop agli occhiali 3d per i bambini under 6

I film in 3D stanno spopolando i botteghini dei cinema italiani, anche e soprattutto  per i film dedicati al pubblico dei più piccoli.  Alice in Wonderland ne è  solo un esempio.

Ma dopo il caso di una bambina di tre anni che a Milano  ha contratto una  forte infiammazione agli occhi ,in seguito alla visione di un film in 3D, si discute sull’utilizzo di questi particolari occhiali da parte dei bambini e anche sulla reale sicurezza di utilizzo per la salute degli spettatori.

Il risultato  è stato che gli occhiali 3D sono controindicati per i bambini al di sotto dei sei anni e che vanno usati limitatamente nel tempo anche dagli adulti e solo se forniti come monouso, come annuncia il CSS (Consiglio Superiore di Sanità).

Il verdetto,molto severo come in nessun altro paese al mondo, è stato inviato ieri ai Dipartimenti di prevenzione delle Asl, al ministero dell’Economia, al comando dei Nas (che in un mese hanno già sequestrato 7mila paia di occhiali) e al Codacons. Che per primo ha raccolto e denunciato le segnalazioni di spettatori che accusavano vertigini, mal di testa e nausea.

Alti rischi ci sono anche dal punto di vista dell’igiene se gli occhiali non sono monouso, proprio perché possono portare il contagio di malattie da contatto a occhi e orecchie; inoltre molti occhiali non hanno il marchio CE a tutela del consumatore.

Nei bambini inoltre l’utilizzo degli occhiali è sconsigliato perché potrebbero causare danni, anche se solo temporanei, con disturbi di ordine funzionali a causa della visione binoculare non del tutto consolidata.

La decisione del Css sembra essere un pò  un argine cautelativo. «Mi sembra solo un eccesso di zelo tutto italiano», commenta critico Paolo Protti, presidente Anec (Associazione nazionale esercenti cinematografici), che ricorda come siano «già 14 milioni gli italiani che tra il 2009 e il 2010 hanno visto un film in 3D».
Limiti a parte, Matteo Piovella, presidente della Società oculistica italiana, invita a seguire il buon senso: «Chi avverte malessere deve sospendere la visione e riprenderla solo se il disturbo è passato. La tridimensionalità è una vera finzione ottica che comporta un lavoro extra per occhi e cervello».

Francesca Ceccarelli