Tom Hanks difende “The Pacific” e si scaglia contro il razzismo made in Usa

«Dal passato al presente, la storia d’America si può raccontare attraverso le sue guerre. Oggi che il mio Paese è di nuovo e ancora una volta in guerra, uno dei conflitti paradossalmente più brutali e sconosciuti alla nostra cultura, quello del Pacifico contro il Giappone, che cominciò per gli Usa dall’attacco contro Pearl Harbor, traccia, nei dieci episodi della miniserie televisiva “The Pacific”, un parallelo con il Medio Oriente e con la cultura musulmana». Tom Hanks presenta così il suo ultimo lavoro, “The Pacific”, serial tv che ha prodotto insieme a Steven Spielberg per HBO e la cui prima puntata è andata in onda domenica sera negli Stati Uniti (in Italia la vedremo a maggio su Sky). Ci sono voluti quattro anni di preparazione e di ricerche per il progetto e 19 mesi di riprese in Australia. Una serie accolta col favore dei critici e dei sopravvissuti di Iwo Jima, di Okinawa e di altre cruente battaglie di quei giorni. Ma con le critiche sono iniziati anche i commenti di Hanks: «Il fronte del Pacifico è stato una guerra di terrore e di razzismo – ha dichiarato a “La Stampa” tre settimane fa -. E terrorismo e razzismo sono idee che hanno un ovvio eco anche nelle guerre contemporanee». Un concetto ribadito sui giornali americani, per esempio su “Time”, cui Hanks aveva detto che i giapponesi erano visti come «dei cani con la pelle gialla», da annichilire, ponendosi poi la domanda: «Suona familiare con ciò che sta accadendo oggi?». Per Hanks esiste dunque un collegamento tra la Seconda guerra mondiale e la guerra all’Iraq e all’Afghanistan.

Ma le sue esternazioni non sono passate inosservate, attirando le critiche non solo della destra e dei conservatori, che inveiscono contro l’attore e ne chiedono il boicottaggio, ma anche della carta stampata e di Internet. Sul New York Post, Kyle Smith scrive: «Ma che dice Hanks? Che la guerra al terrore è fatta per uccidere tutti i musulmani? O vuole invece dire che i musulmani vogliono uccidere tutti i cristiani, come li invita a fare il Corano?». In un blog intitolato «Ma Tom Hanks è sconnesso?» Victor Davis Hanson di Pajama’s Media va dritto al punto: «I commenti di Hanks sono filosofia pop tristemente infantile offerta da un ignorante». L’ignoranza è un tema che ritorna anche nelle parole di Brad Schaeffer, su «FrumForum»: «Sostenere che siamo in guerra con gli islamo-fascisti perché, presumibilmente, vediamo i musulmani come “diversi” è non solo un insulto al nostro Paese, ma tradisce un’incredibile ignoranza della storia contemporanea», si legge. Poi c’è Digital Journal, dove Tom Hanks è un «Hollyweird idiot», un «Hollystrano idiota», che se vuole parlare di razzismo dovrebbe pensare ai cinesi, ai coreani, ai filippini e ai popoli asiatici soggetti alle atrocità delle invasioni giapponesi. E col quale, dopo la sua versione revisionista della storia, sarà guerra. Non vedrò “The Pacific” o ogni altro suo progetto futuro», conclude l’autore.

m.e.t.