Greenpeace: protesta inutile contro il rigassificatore

Quasi 12 ore di protesta ed un uomo legato in cima ad una gru nel bel mezzo del Mar Mediterraneo. Tutto ciò non è bastato all’organizzazione ambientalista e pacifista non governativa Greenpeace per ottenere un incontro con il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Motivo della protesta? Convincere il Ministro ad interrompere i lavori di costruzione del rigassificatore offshore al largo della costa livornese. Nel tratto di mare interessato (compreso tra Toscana, Liguria, Sardegna, Corsica e Monaco) era stato istituito nel 1999, grazie ad un accordo tra Francia, Italia e Principato di Monaco, il “Santuario dei cetacei”. Ora, proprio a causa della costruzione del rigassificatore, questa “zona franca” sarebbe a rischio.

Il blitz è iniziato prima dell’alba di ieri quando tre gommoni, partiti dalla “Rainbow Warriors” la nave di Greenpeace, si sono avvicinati alla Far Samson, la nave posacavi che sta realizzando il rigassificatore. Mentre alcuni attivisti scrivevano con della vernice bianca la scritta “balene finite” su un fianco della nave, altri tre si sono arrampicati sulla gru esterna. Le forze di polizia sono riuscite, nel corso della mattinata, a far scendere due di loro. Il terzo è rimasto imbracato fino alle 17.00 insieme ad un cartello con scritto “Ministro dove sei?”.

La richiesta di un incontro urgente con il Governo non è però stata accolta”Siamo profondamente rammaricati dall’indifferenza del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo – spiega Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia che ha poi aggiunto – ha dimostrato ancora una volta di non aver alcun interesse a proteggere in maniera concreta l’ecosistema marino. Ringraziamo Aldo Cosentino, uno dei direttori del ministero, per averci invitato a un incontro a cui sicuramente parteciperemo, ma ci chiediamo per quanto ancora il Ministro farà la bella addormentata?”.

Un incontro con Cosentino ha avuto effettivamente luogo nel settembre scorso con l’intento di stabilire concrete misure di protezione del santuario anche se, ad oggi, nulla è cambiato. A tal proposito la Monti ha commentato: “Il nostro governo dovrà rispondere di questo fallimento non solo davanti a Francia e Monaco, ma a tutti gli Stati del Mediterraneo che hanno riconosciuto il santuario come area a speciale protezione”.

di Roberto D’Amico