Goya e il mondo moderno in mostra a Milano

Allestire una mostra sul pittore e incisore aragonese Francisco Goya (1746-1828) non è semplice per la complessità dei temi affrontati da questo artista, per la sua sensibilità nel rappresentarli e per la sua biografia ricca di eventi che ha interessato anche il cinema con film come Volavérunt e, soprattutto, L’ultimo inquisitore.

Una garanzia della “serietà” della mostra, a prescindere dal giudizio che si può dare sulle relazioni indicate tra Goya e altri artisti successivi, è data dai due curatori Valeriano Bozal e Concepción Lomba, fra i più importanti studiosi spagnoli di Goya.

Autoritratto di Goya

La rassegna di opere esposte, 180 fra dipinti, incisioni e disegni, si deve alla collaborazione tra Palazzo Reale di Milano, Società Statale per l’Azione Culturale all’Estero del Governo spagnolo e Fondazione Goya in Aragona, che ha coinvolto 62 enti prestatori.

L’idea di fondo è quella di mostrare come Goya abbia influenzato l’arte contemporanea, come sia riuscito a essere un punto di riferimento per altri autori e un anticipatore di movimenti artistici e tematiche centrali negli ultimi due secoli di storia dell’arte.

La paura, l’irrazionalità e la fisicità sono elementi distintivi del mondo rappresentato da Goya, una realtà che si unisce alla sua pittura e al suo tratto per influenzare successive correnti quali impressionismo, simbolismo, espressionismo, surrealismo.

Da qui il gioco di rimandi con autori molto diversi fra loro, David e Delacroix accanto a Kokoschka, Klee, Picasso, Bacon, Pollock e altri ancora.

Il percorso espositivo si articola in tre temi, a loro volta punto di riferimento per cinque sezioni. Si parte con l’analisi dell’evoluzione sociale dopo la crisi dell’Ancien Regime per arrivare alla nuova società industriale, con i suoi ritmi di lavoro e i volti dei suoi protagonisti.

La sezione Il lavoro del tempo. I ritratti è seguita da Vita di tutti i giorni e Comico e grottesco.

In questi due spazi è centrale la reazione dell’individuo ai nuovi stili di vita fino al lato più assurdo della modernità espresso dalle incisioni di Goya che “dialogano” con le creazioni di Miró, Picasso, Klee.

L’ultima parte è dedicata alla paura, alla violenza e all’angoscia, forse tra gli elementi che sono maggiormente entrati nell’immaginario collettivo quando si fa riferimento al lavoro di Goya. Le due sezioni hanno titoli eloquenti: La violenza e Il grido.

La guerra e i suoi effetti furono descritti con grande forza da Goya, basti pensare alla fucilazione dei ribelli spagnoli da parte dei soldati napoleonici in uno dei suoi quadri più noti.

Queste immagini si intrecciano con quelle di Dalì, Guttuso, Picasso fino a portare all’ultima sezione in cui è protagonista il terrore, come elemento che deforma e distrugge l’essenza dell’individuo. Una chiusura che fa riflettere sull’arte e sul mondo di ieri e di oggi.

L. Denaro