Lo specchio nella letteratura: da Alice a Dorian Gray, da Gogol a Shakespeare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:29

Molti oggetti d’uso comune vengono usati con grande efficacia nella letteratura. Uno di questi è certamente lo specchio, manufatto spesso pregiato al quale viene assegnata una natura metamorfica variabile e affascinante. Porta e passaggio per altri mondi si riveste d’abiti misteriosi spaventevoli e spesso pericolosi. Emblema di questo significato è l’opera di Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, dove lo specchio diventa strada per un mondo differente e completamente rovesciato se confrontato con la realtà di tutti i giorni. L’autore fornisce al lettore l’opportunità di vedere la vita da una nuova prospettiva, collocata dietro lo specchio e non davanti.

Spesso lo specchio riflette i cambiamenti evidenti del nostro essere diventando surrealmente testimone di metamorfici mutamenti. Molteplici sono gli esempi che possiamo citare: dal Naso di Gogol che si permette di camminare per le vie della Russia lasciando il suo proprietario a guardarsi con stupore, alla trasformazione totale che nel romanzo di Stevenson subisce il dottor Jekill che nello specchio vede il malefico Mr Hyde prendere posto nel suo corpo.

Del resto anche le parole di William Shakespeare ufficializzano questo discorso: “Peccato di vanità domina i miei occhi, l’intera anima mia ed ogni mio altro senso; e per questo peccato non v’è alcun rimedio, tanto è radicato nell’intimo del mio cuore. Penso che nessun volto sia gentile quanto il mio Né forma piú perfetta, o perfezione sí pregiata; e al mio proprio merito attribuisco tal valore ch’io supero ogni altro in qualsiasi campo. Ma quando lo specchio mi svela come sono, colpito e disfatto da consunta vecchiaia, leggo al rovescio questo amore di me stesso: sarebbe cosa infame amare quell’io che vedo. Sei tu, il mio vero io, che elogio in vece mia, rinverdendo la mia età col colore dei tuoi anni.”

Concetto elaborato ancor più da Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray, anche se in quel caso il progressivo sfacelo del corpo è dimostrato da un quadro e non da uno specchio, anche se la funzione è la medesima: la paura dell’età che avanza e la vista della bellezza che ormai appassisce . Del resto è lo “specchio, specchio delle mie brame” a rivelare alla regina malvagia che esiste Biancaneve nel regno, più giovane e bella di qualunque altra creatura esistente, compresa lei.

Nell’opera di Tsao Hsueh-Kin quest’elemento mostra invece la doppia natura che coivolge l’uomo: la vita contrapposta alla morte. Un vecchio imperatore in fin di vita osserva uno specchio che gli propone un teschio, così egli girà l’oggetto e vede la donna amata che bramosa lo invita ad avvicinarsi. Cosi decide di seguirla, completamente conquistato, ma in tal modo trova la morte poiché è colpevole di essersi abbandonato alle tentazioni.

Un legame importante quello condiviso tra la penna e lo specchio. Rapporto iniziato tanto tempo fa e ancora visibilmente solido con mille funzionalità che aspettano solo di essere utilizzate in nuovi romanzi e racconti.