Amnesty International: anche l’Italia commercializza strumenti di tortura

E’ un’informazione allarmante quella trasmessa ieri da Amnesty International che ha denunciato la commercializzazione in molti Paesi europei – tra cui l’talia – di stumenti di tortura usati negli ambienti carcerari ai danni dei detenuti. Secondo il Rapporto diffuso ieri dall’organizzazione internazionale e dalla Omega Research Foundation,  infatti, grazie a piccole scappatoie legali alcuni Stati membri dell’Unione europea sono riusciti a trasgredire, senza troppi problemi, la normativa introdotta nel 2006  per garantire una serie di controlli sul materiale commercializzato a livello mondiale per torturare.

Nello specifico, lo studio fa riferimento all’uso di strumenti come congegni fissati alle pareti delle celle per immobilizzare i detenuti, serrapollici in metallo e manette e bracciali che producono scariche elettriche da 50.000 volt e menziona in modo specifico le cinque aziende italiane (Defence System Srl, Access Group srl,Joseph Stifter s.a.s/KG, Armeria Frinchillucci Srl e PSA Srl) coinvolte nel business internazionale della tortura. L’indagine condotta da Amnesty International e dalla Omega Research Foundation verrà presa in esame oggi, nel corso della riunione del Sottocomitato sui diritti umani del Parlamento europeo a Bruxelles che si impegnerà a rimediare alle “falle” legislative e a garntire un più severo rispetto della normativa esistente.

“Le nostre ricerche – ha spiegato Brian Wood, direttore del dipartimento di Amnesty International che si occupa di questioni militari e di sicurezza – mostrano che dal 2006, nonostante i nuovi controlli, diversi Stati membri tra cui Germania e Repubblica Ceca hanno autorizzato l’esportazione di strumenti per operazioni di polizia e di controllo dei detenuti verso almeno nove Paesi, in cui Amnesty International ne ha documentato l’uso per infliggere torture. Inoltre – ha continuato Wood – solo sette Stati membri hanno dato seguito agli obblighi legali di rendere pubbliche le loro esportazioni. Temiamo che qualche Stato non li stia prendendo sul serio”.

Il Rapporto, intitolato “Dalle parole ai fatti”, denuncia inoltre la scarsa informazione di molti Paesi membri dell’Unione europea sulle attività commerciali in corso al loro interno. Dopo che cinque stati membri (Belgio, Cipro, Finlandia, Italia e Malta) avevano dichiarato di non essere a conoscenza di aziende che commercializzassero materiali inclusi nei controlli, Amnesty International e Omega Research Foundation hanno individuato aziende operanti in tre di questi cinque paesi (Belgio, Finlandia e Italia) in cui strumenti di tortura vengono apertamente commercializzati su Internet. Una disinformazione cui le organizzazioni internazionali impegnate nella tutela dei diritti umani chiedono di porre immediato rimedio.

Maria Saporito