Contemporaneo e classico, come l’arte si incontra nella Valle dei Templi

 

E’ nella Valle dei Templi di Agrigento che l’arte contemporanea si incontra con quella classica, dal 18 marzo fino al prossimo 3 ottobre. L’iniziativa presentata ieri nel Macro-Museo d’arte contemporanea di Roma è stata promossa dall’Unesco Italia e dalla casa editrice “Il Cigno GG” e con la collaborazione dell’assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione della Sicilia, la Sovrintendenza ai Beni Culturali siciliana, il Macro, il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento e l’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’identità siciliana unitamente con il patrocinio del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

L’interessantissima iniziativa vedrà l’esposizione di oltre cinquanta opere d’arte contemporanea disposte tra il Tempio della Concordia,la Porta Aurea e l’omonima villa ottocentesca ed il Tempio di Eracle; l’esposizione mira a raccogliere fondi per il restauro e l’anastilosi(ovvero il posizionamento in verticale) del Telamone del Tempio di Zeus. Le opere d’arte che sono state donate da artisti come Gregorio Botta, Emilio Greco, Umberto Mastroianni, Toti Scialoja e Aaron Young, solo per dire alcuni nomi, verranno quindi battute all’asta da Christie’s e ciò che si ricaverà dall’asta servirà per finanziare il restauro.

Questa grande mostra dal titolo “Arte contemporanea per il Tempio di Zeus” sarà quindi anche un’ottima occasione per poter accedere e visitare alcuni siti della valle dei templi di Agrigento generalmente chiusi al pubblico tra i quali, come ben spiegato da Lorenzo Zichichi che è il presidente del “Cigno GG” l’ottocentesca Villa Aurea e la cella del Tempio della Concordia.

Come ha poi illustrato e spiegato Pietro Meli, direttore del Parco Archeologico della Valle dei Templi, il progetto dell’anastilosi ha inizio nel 1800  con i disegni di alcuni artisti che facevano visita alle rovine dei templi; a metà del ‘700 il Tempio di Zeus era difatti un cumulo di macerie ma fu nel XIX secolo che si iniziò la fase di restauro ; solo nell’anno 2004 è stato però coinvolto anche l’Istituto Germanico ed in seguito a nuovi studi operati sui frammenti sono risultati nuovi elementi sui Telamoni, che si è scoperto dovessero essere almeno 8 e dei quali si aveva l’80% dei frammenti di uno solo.

Rossella Lalli