Crisi, Bersani e Di Pietro contro Tremonti

“Si può dire che non abbiamo fatto abbastanza, ma davvero non si può dire che non è stato fatto niente”. Così il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti ha concluso ieri il suo intervento alla Camera per riferire sulle attività promosse dal governo per fronteggiare la crisi economica. Una relazione che non ha convinto l’opposizione, a partire dal leader del Pd, Pierluigi Bersani che ha innanzitutto lamentato il ritardo con cui le questioni “serie” del Paese sono state prese in esame.

Dopo 22 mesi di sforzi e districandoci tra processi brevi, medi e lunghi – ha esordito il segretario dei democratici – siamo riusciti a farvi parlare per ben tre ore della crisi economica, ma il governo è venuto a mani vuote. Questa era un’occasione, ministro, non per fare la difesa d’ufficio ma per dire qualcosa di nuovo contro la crisi”.

“Mi sembra strano – ha continuato Bersani rivolgendosi a Tremonti – che lei non si accorga che solo chi è senza problemi può accontentarsi delle sue parole, ma chi chiude bottega, perde il lavoro, è impoverito, non ha prospettive di lavoro per i propri figli, per i ricercatori, le donne, vorrebbe si smettesse di parlare d’altro e si facesse qualcosa di più forte per questa crisi. A chi sta bene – ha rincarato il segretario del Pd – il bel tempo lo garantite, a chi sta nei guai il bel tempo lo promettete“.

Le critiche levate da Bersani sulla politica economica sostenuta dall’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi suscitano l’immediata reazione del responsabile dell’Economia. “Onorevole Bersani – ha replicato Tremonti – nei vostri manifesti è annunciata in poche parole un’altra Italia: non so se è possibile un’altra Italia, ma so che non è preferibile. Voi chiedete più coraggio, coraggio e incoscienza non sono la stessa cosa, noi abbiamo coraggio ma non abbiamo, gli italiani non hanno, incoscienza”.

Un battibecco vivacizzato dall’intervento del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro che nella sua “filippica” scandita contro le misure – insoddisfacienti – adottate dal dicastero dell’Economia per vincere la crisi,  scomoda anche la storia dell’arte. “Tremonti – ha detto – è un pittore astrattista: ha dipinto un’Italia che non c’è. Vede un’Italia in cui va tutto bene, ma per chi? Per i suoi amici evasori cui ha dato lo scudo, per la cricca delle imprese che si assicurano gli appalti con la scusa del grande evento o con la scusa delle emergenze”.

Di Pietro riferisce quindi sull’altra faccia del Paese, quella rimasta ai margini del resoconto esposto in Aula dal ministro Tremonti. “Forse non sa – ha proseguito l’ex pm -che migliaia di piccole imprese sono state costrette a chiudere, migliaia di lavoratori autonomi, di partite Iva sono stati costretti a chiudere per mancanza di clienti. Seicentomila lavoratori sono rimasti senza lavoro, le Pmi hanno visto ridotto del 40% il loro fatturato, e lei dice che va tutto bene. Ma in quale Paese vive – ha insistito il leader dell’Idv – in quello di Bengodi? In quello di Arcore?”.

La conclusione chiama in causa la storia. “Come novelli Neroni nostrani – ha tuonato Di Pietro – godete vedendo il Paese bruciare. Sono quindici anni che Berlusconi promette un nuovo miracolo italiano, ma non ci ha detto a favore di chi, se degli speculatori o degli evasori fiscali. Non c’è stato nessun miracolo per le famiglie, per le imprese sane, per coloro che rispettano le regole del gioco. Voi siete gli autori – ha concluso Di Pietro – di questa rivolta sociale che sta per arrivare, di questa disperazione”.

Maria Saporito