Elisa Claps, ritrovati i resti della ragazza scomprasa 16 anni fa

Gli occhiali, l’orologio e la catenina rinvenuti accanto al cadavere scoperto ieri in un’intercapedine della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza non sembrano lasciare dubbi. Quegli oggetti appartenevano a Elisa Claps, la giovane ragazza scomparsa il 12 novembre del 1993 a soli 16 anni nel capoluogo lucano. Il ritrovamento casuale si deve ad alcuni operai impegnati ieri mattina nella riparazione del sottotetto della Chiesa a causa di un’infiltarzione d’acqua.

Gli uomini, saliti sul tetto, hanno notato in un’intercapedine la presenza dei resti di un corpo mummificato e hanno subito chiamato la polizia. Immediato l’intervento disposto dalle forze dell’ordine che hanno tentato, anche grazie alla collaborazione di tecnici e specialisti, di identificare i resti del cadavere in avanzato stato di decomposizione. Gli accertamenti sono stati guidati dall’anatomo-patologo Francesco Introna, lo stesso medico legale già incaricato degli esami effettuati sui corpi dei fratellini di Gravina in Puglia: Francesco e Salvatore Pappalardi.

Filomena e Gildo Claps, la madre e il fratello di Elisa, tempestivamente convocati dagli inquirenti, avrebbero ieri confermato l’appartenenza degli oggetti ritrovati alla ragazza scomparsa, ponendo fine a una ricerca disperata durata oltre 16 anni. L’equipe medica dovrà adesso stabilire l’ora e la causa del decesso, mentre agli investigatori verrà chiesto di fare luce su una scomparsa che ha scosso per oltre un decennio l’intera comunità potentina, nel tentativo di individuare il responsabile (o i responsabili) dell’omicidio di Elisa.

Tanti restano infatti i nodi da sciogliere: il primo conduce inevitabilmente a Danilo Restivo, l’ultima persona ad aver incontrato e parlato con la giovane Elisa quel 12 novembre del 1992. Di quell’ultimo incontro, avvenuto proprio all’interno della Chiesa della Santissima Trinità, Restivo riferì: “Elisa mi disse che poco prima qualcuno l’aveva importunata“, quindi un breve scambio di parole e il frettoloso saluto a “una cara amica” mai più ritrovata.

Ma le ombre sul nome di Danilo Restivo restano e conducano addirittura in terra straniera. Trasferitosi in Gran Bretagna, il giovane prende casa in un appartamento di Bournemouth, di fronte all’abitazione di Heather Barnett, la donna barbaramente uccisa nel bagno del suo appartamento nel 2002. Madre di due figlie, Heather viene trovata con il cranio fracassato da un martello e con i seni mutilati lasciati accanto al cadavere martoriato. Una scena raccapricciante che spinge gli investigatori a condurre controlli a tappetto su tutta la zona.

Tra i sospettati viene individuato anche il vicino di casa, Danilo Restivo, condotto in carcere nel 2004 e nel 2006. Per ben due volte il regazzo nega ogni coinvolgimento nell’omicidio di Heather Barnett e dopo ore d’interrogatorio, viene rilasciato dalla polizia britannica. Quindi fa perdere le tracce di sè. A rendere ancora più fitto il mistero sull’uccisione della donna britannica ci pensa il rinvenimento, nel 2007, di una ciocca di capelli stretta tra le mani della vittima (ma non appartenente a lei) che solleva nuovi inquietanti sospetti sul giovane italiano il quale si dice avesse il “vizietto” di tagliare ciocche di capelli alle donne.

Lo scorso febbraio, la polizia del Dorset si è recata in Italia per consultarsi con i colleghi che indagavano sul giallo di Elisa Claps: il recentissimo ritrovamento dei resti della povera ragazza potrebbe rappresentare un nuovo elemento importante messo a loro disposizione.

Maria Saporito