Imprevedibilità e successo per “L’amante inglese” di Chaterine Corsini

Il nuovo film francese diretto da Chaterine Corsini – “L’amante Inglese” – esce nelle sale con la figura della protagonista assoluta, Kristin Scott Thomas.

Infatti è proprio lei, già conosciuta per il ruolo di successo in “Ti amerò per sempre”, a prendere la parte di una donna magnetica di circa cinquant’anni che vive dal periodo della propria infanzia nel Sud della Francia, insieme al marito, un medico conservatore con cui sta crescendo due figli adolescenti.

Una vita estremamente normale, avvolta dalla routine di una perfetta famiglia troppo piatta.

Che sia questo il motivo che porta la donna a innamorarsi di un operaio spagnolo, impegnato nella ristrutturazione del suo studio di fisioterapista?

Presa da una passione nuova e alquanto coinvolgente, la nostra “amante inglese” decide di cambiare la sua vita: lascia la propria famiglia e senza mezzi di sussistenza, inizia un nuovo modo di vivere il suo strano ma piacevole mondo…

E’ così che la regista presenta – nel giro di circa 85 minuti – il suo lavoro appena ultimato, nel titolo originale di “Partir”.

Con scene intensamente drammatiche, nello stile distaccato di un’attrice che impersona perfettamente il suo personaggio, scopriamo quindi questa pellicola mista di amor fou e desiderio ardente in cui la Corsini cerca di unire la figura classica e sempre presente di Madame Bovary ai melodrammi di Truffaut – “né con te, né senza di te”.

La protagonista rappresenta al meglio questa novità del film: con un’esemplare interpretazione da vera eroina tragica, la Corsini ha trovato l’attrice giusta per la sua produzione; prendendo spunto da Hitchcock, nella teoria del “mutatis mutandis” le situazioni si complicano, diventano più dinamiche e romantiche.

Impressiona e colpisce questo film mostrato così com’è, nella sola semplicità delle sue scene in cui convincono le suggestive tematiche oltre che la bellissima e diretta citazione delle musiche scelte appositamente dalla regista (composte da George Delerue per “La signora della porta accanto” e per “Finalmente domenica!” e per finire scritte da Antoine Duhamel per “La mia droga si chiama Julie”), con l’immancabile, fondamentale e notevole esperienza offertaci dai personaggi.

Perciò, è proprio attraverso l’espressione di un’attenta e precisa estimatrice del cinema, che i suoi spettatori colgono la grazia, la personalità e perfino la passione della poetica dei corpi “malati d’amore”.

Valentina Princic