Trani, la magistratura dal canto suo esaudisce Napolitano: niente istruttoria

Trani, 18 marzo. Dopo le recenti dichiarazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che invitano a moderare i toni dello scontro politico fra governo e magistratura, nel rispetto delle due istituzioni e dei loro ruoli, la Sesta commissione del Consiglio Superiore della Magistratura ritira il progetto iniziale di avviare una istruttoria in merito all’ispezione inviata presso la  Procura di Trani dal Guardasigilli Angelino Alfano.

L’appello di Napolitano, dunque, per quanto generico e diplomatico,  pare abbia avuto immediati effetti pratici sull’operato di questi giorni della magistratura. Si era negli ultimi giorni pensato, infatti, di interrogare sia gli ispettori inviati dal ministro della Giustizia a Trani, che i magistrati della Procura locale.

Nei prossimi giorni, invece, sarà redatto un documento-risoluzione di carattere generale, volto a chiarire e sottolineare i principi del rapporto fra i poteri del Ministero della Giustizia, dei quali cui risultano legittimamente investiti gli ispettori inviati da Alfano, ed il segreto investigativo di cui ha diritto ad usufruire la magistratura durante i procedimenti giudiziari in corso. Si attende l’approvazione del documento per la prossima settimana.

La pratica, dunque, sarà ora affidata non più  alla Sesta commissione, cui spetta di tutelare i magistrati da invasioni di campo, ma alla Prima, che si occupa di problemi legati all’ordinamento.

E’ riuscito, per il momento, a proseguire sulla strada del far “contenti un po’ tutti”, Napolitano, e ad evitare le conseguenze più roventi del pericolante (più che mai nell’attuale periodo elettorale) rapporto fra la magistratura e questo governo, ossia fra la magistratura e l’area politica vicina al Partito della Libertà.

Nella nota di ieri, infatti, Napolitano ha fatto presente come il Consiglio Superiore della Magistratura “può solo richiamare gli orientamenti generali già indicati da ultimo con deliberazione del 24 luglio 2003 circa i rapporti fra segreto di indagine e poteri dell’Ispettorato”, mentre, sempre a quanto si legge nella nota,  “non può pronunciarsi preventivamente sullo svolgimento” delle ispezioni in corso.

Al giudice  Ezia Maccora, che è l’attuale presidente della Prima commissione ed appartenente alla “Magistratura Democratica”, è stato affidato dunque il compito così delicato e tanto discusso: quello di provvedere ad una ricognizione dei principi che regolano il rapporto tra i poteri degli ispettori ministeriali e le indagini giudiziarie. Si vuole arrivare, insomma, ad una valutazione ed un accordo unanime sui confini fra potere di indagine da parte del governo, e diritto-dovere della magistratura alla tutela del segreto istruttorio. Il giudice Maccora assumerà dunque l’impegno di raccogliere ed esaminare approfonditamente tutte le varie delibere del Csm su questa  intricata materia. Il documento, come accennato, che ne risulterà, sarà discusso ed approvato probabilmente entro la prossima settimana.

S. K.