Crisi diplomatica tra Nigeria e Libia

Muammar Gheddafi

Alla luce delle situazioni vigenti nelle terre nigeriane, scontri fra cristiani e musulmani che hanno provocato vittime in tutto il paese, è intervenuto Muammar Gheddafi, l’attuale presidente della Libia, sostenendo che la Nigeria dovrebbe dividere il proprio stato in due parti differenti; da un lato il fronte cristiano e dall’altra quello musulmano.

E’ soprattutto a causa delle ultime vittime, un centinaio, nei dintorni di Jos, nello Stato del Plateau nella Nigeria occidentale, che il bicchiere potrebbe traboccare. La goccia che lo ha fatto traboccare, anche a causa delle dichiarazioni del presidente libico, rischia di compromettere l’accordo diplomatico stipulato tra i due paesi.

Isah Mohammed, ambasciatore nigeriano, era in visita in questi giorni in un altro paese ed è stato subito richiamato in patria dal Ministero degli Esteri per decisioni urgenti circa le parole di Gheddafi.

Oltre alla possibile crisi diplomatica che queste parole possono scatenare, la Nigeria ha sollevato una mozione contro lo Stato libico presentata all’Unione Africana, accusandolo di utilizzare spie mandate in tutto il paese per destabilizzarlo.

Il Ministero degli Esteri accusa Gheddafi di continuo e imperterrito teatrare, non fermandosi però solo alla questione di Jos, che potrebbe compromettere la sua carica e la sua figura di leader. Infatti c’è da dire che il presidente libico non è nuovo a questi gesti, considerando anche le dichiarazioni fatte sull’unificazione del paese che vuole lui come capo e alla jihad di febbraio invocata contro la Svizzera.

Gheddafi parla anche alla BBC, dicendo che il conflitto che imperversa in Nigeria è di natura religiosa e la soluzione più adatta sarebbe spaccare la nazione a metà dividendola equamente tra le due fazioni e liberando il Ministero dell’Interno di un grosso grattacapo. Un piccolo esempio è stato anche nominato dal presidente: il conflitto ormai temporaneamente finito tra Pakistan e India, fatto che ha salvato molte vite.

Intanto si attendono le decisioni del Ministero e l’eventuale approdo di Mohammed in Libia per ridiscutere l’accordo.

di Andrea Bandolin