“Provincia Wi-Fi”: un progetto che va a gonfie vele

Si è svolta oggi a Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, una riunione per fare il punto della situazione sul progetto “Provincia Wi-Fi”. Partito ormai da un anno e mezzo, con l’obbiettivo di implementare e migliorare l’utilizzo delle connessioni ad Internet senza fili gratuite, vanta ormai ben 230 postazioni nell’intera regione del Lazio, 137 nella sola capitale e 97 sparse nel territorio prvinciale. Il progetto è il più imponente, per diffusione, dell’intera penisola sia in termini di abitanti convolti (4 milioni), di superficie del territorio (5.000 km qudrati) sia di comuni interessati (ben 121).

La giornata di studio, organizzata appunto dall’Amministrazione provinciale in collaborazione con l’Università degli studi di Roma “Foro Italico”, con l’ICEMB, con il CASPUR e con il sostegno di “Invitalia-Infratel Italia S.p.a”, è stata incentrata soprattutto sugli scenari futuri e sugli sviluppi della tecnologia ma anche sul lato della tutela della salute.

 “Il progetto si basa su tre pilastri: l’installazione degli hot-spot, gli interventi di alfabetizzazione al web e la creazione di centri di innovazione, volti a favorire l’uso intelligente della rete – è quanto ha detto Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma, che ha poi aggiunto – L’obiettivo di questa avventura è quello di rendere Internet accessibile a tutti, senza alcun tipo di distinzione. Presto, saranno 500 gli hot spot sul nostro territorio. L’importanza di questa giornata e’ data soprattutto dagli studi sui potenziali rischi dei campi elettromagnetici dei nostri hot-spot, da noi sostenui con cinque borse di studio di 12 mila euro ciascuna alla Caspur, che hanno rilevato l’assenza di elementi dannosi alla salute dell’uomo”.

Effettivamente, secondo i risultati di questi studi, il campo elettromagnetico generato da un ‘access point’ a un metro di distanza e’ pari a circa 0,6 volt/ metro, ossia piu’ di venti volte inferiore rispetto al limite fissato dalla normativa europea (20 v/m) e un decimo rispetto a quello della legge italiana (6 v/m). Anche per quanto riguarda la potenza massima di un hot-spot i numeri sono nella regola: un’area di accesso svilupperebbe infatti circa 100 milliWatt ovvero circa un sesto di quanto può arrivare a produrre un telefono cellulare che in alcuni casi sfiora i 2 Watt.

di Roberto D’Amico