Diabete 2, la scoperta di una proteina apre a nuove soluzioni

Alcuni acidi grassi, gli omega 3, che assumiamo attraverso la carne, il pesce, il latte e i suoi derivati, sono utili perché contribuiscono a ridurre il rischio di ictus e patologie cardiovascolari. Ma ve ne sono altri tipi che se eccessivamente presenti nel nostro organismo, possono generare insulino-resistenza e quindi il diabete di tipo 2.

Per questo alcuni ricercatori hanno seguito degli studi per capire meglio i meccanismi che sono alla base dell’assorbimento degli acidi grassi e ha in particolare studiato una proteina, la VEGF-B, che, oltre ad essere in grado di controllare il livello delle proteine di trasporto degli acidi grassi, (livello di FATP),  trasmette anche i segnali dai muscoli ai vasi sanguigni.

Infatti, eseguendo la ricerca sui topi e, come ha spiegato Ulf Eriksson,del dipartimento di biochimica e biofisica del Karolinska Institutet in Svezia “I topi privi della proteina VEGF-B o dei suoi recettori nelle pareti dei vasi avevano un assorbimento inferiore di grassi nei muscoli e nel cuore, e un minor accumulo di grassi nei diversi tessuti. Invece, abbiamo scoperto che il grasso residuo si accumula nel tessuto adiposo bianco, causando un lieve aumento di peso nei topi“.

Per quanto riguarda la ricerca sul diabete, è stato importante scoprire che i topi privi della proteina VEGF-B (che quindi avevano un assorbimento inferiore di grasso muscolare) presentavano un maggiore assorbimento di zucchero nel cuore.

La proteina in questione, quindi, potrebbe essere capace di controllare l’accumulo di grassi nei muscoli e quindi prospettare delle nuove soluzioni di trattamento del diabete di tipo 2.

Ricordiamo che i segni principali del diabete 2 sono la resistenza all’insulina, l’assorbimento ridotto di zucchero nei muscoli e la presenza di alti livelli di glucosio nel sangue.

Lo studio si è svolto nell’ambito del progetto “Lymphangiogenomics” che ha ricevuto un finanziamento di 9 milioni di euro dall’UE.

Caterina Cariello