In Svizzera nuovi casi di pedofilia nelle diocesi

Monsignor Cristoph Casetti

La diocesi di Chur, capoluogo del cantone svizzero di Grigioni e città più antica della nazione, sta esaminando ulteriori dieci casi di pedofilia emersi dagli archivi e da recenti avvenimenti.

Dopo la Germania e le parole di rammarico dell’arcivescovo Reinhard Marx, anche la Svizzera deve fare i conti con questa piaga che da sempre imperversa, ma che invece sembra essere stata sviscerata solo ora.

Il vicario episcopale Cristoph Casetti ora comunica all’ATS che fatti analoghi a quelli tedeschi sono accaduti nei cantoni di Zurigo, Grigioni e Svitto e che il vescovo di Chur, Vitus Hounder, non era al corrente di tali soprusi ai danni dei minori.

Numerose le segnalazioni di famiglie colpite e aventi nella loro cerchia vittime di pedofilia.

Tutto questo si è scatenato ancora una volta per confessioni elargite da un prete della diocesi di Schübelbach nel cantone Svitto, comunicando che era colpevole di maltrattamenti e atti di pedofilia negli anni ’70, oscenità commesse tra la Germania e l’Austria. Inoltre, successivamente alle parole del prete, di cui non è apparso per ragioni di sicurezza il nome, un altro caso si è riscontrato nell’abazia di Einsiedeln, sempre nel cantone Svitto.

Casetti però assicura che gli atti commessi dal prete non siano connessi alle numerose segnalazioni di vittime da parte delle famiglie svizzere, tedesche e austriache e che si stia facendo il possibile per trovarne i colpevoli.

Nella trasmissione svizzero-tedesca, Schweizz aktuell, protagonista di alcune rivelazioni poco attendibili sull’abazia di Einsiedeln, è intervenuto il portavoce del monastero sostenendo che non tutti i fatti elencati dalla trasmissione siano da attribuire alla chiesa facente parte della Santa Sede e che alcuni non sono neanche esistiti. Certo è che dal 1982 si sono scoperti sei preti colpevoli dei crimini suddetti.

Anche da Basilea, dalla parrocchia di Baden, emergono importanti fatti riguardanti il prete, dove lo stesso aveva prestato servizio dal 1971 al 1987 anche come vicario, secondo cui i preti superiori, erano a conoscenza dei suoi repentini atti verso i minori.

Nonostante i continui abusi commessi dal prete di Schübelbach e le innumerevoli segnalazioni di casi analoghi, quasi 60 da tutta la Svizzera, contando anche l’indignazione di vittime e parenti, Norbert Brunner, capo della Conferenza dei vescovi svizzeri, ha dichiarato che per il momento non ci sia nessuna necessità di agire.

di Andrea Bandolin