Messaggio di Obama al popolo iraniano: tra dialogo e stoccate al regime

Il presidente Usa Barack Obama

“Stiamo lavorando con la comunità internazionale per responsabilizzare il governo iraniano […] La nostra offerta di contatti diplomatici e dialogo però rimane aperta”. È un messaggio bifronte quello inviato da Obama al popolo iraniano, in occasione della festività iraniana del Nowruz (antica celebrazione che festeggia l’arrivo della primavera).

I rapporti tra i due paesi vengono da un’annata pessima. In realtà subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca Obama aveva promesso all’Iran un “nuovo inizio nelle relazioni con gli Stati Uniti”, ma il regime di Teheran aveva elegantemente snobbato la proposta del presidente Usa. Se l’inizio non fu idilliaco, non migliore fu il seguito: la condanna americana della repressione di regime sulle contestazioni elettorali dello scorso giugno, l’avvio di arricchimento dell’uranio al 20% ed alcune vicendevoli dichiarazioni poco edificanti hanno portato ad un netto peggioramento dei rapporti. Non ultimo, poi, l’arresto del regista Jafar Panahi – oppositore del regime di Ahmadinejad – che è valso al paese mediorientale la condanna unanime dell’Occidente. Ultimamente soprattutto gli Usa sembrano particolarmente impegnati a fare propaganda anti-iraniana, proponendo nei frequenti incontri bilaterali con altri paesi l’appoggio a sanzioni Nato nei confronti dell’Iran.

“Nel corso dell’ultimo anno, è il governo iraniano che ha scelto di isolarsi” ha detto Obama. “Anche se le differenze con il governo iraniano rimangono, continueremo ad impegnarci per garantire un futuro di speranza agli iraniani“. Un messaggio dunque più rivolto al popolo (e magari, in particolare, agli oppositori del regime) piuttosto che ad Ahmadinejad e soci, con cui il dialogo sembra tutt’altro che semplice. Come ultimo sberleffo, è arrivata poi la promessa americana di una rete libera. Washington, a detta di Obama, “lavorerà per garantire agli iraniani accesso all’informatica e alla tecnologia internet che permettera’ loro di comunicare con il mondo senza paura della censura“. Una vera provocazione, questa, ad un regime che fa della censura uno dei suoi strumenti principali.

Roberto Del Bove