Roma, in 200mila contro la privatizzazione dell’acqua

Sono state 200.000 persone, secondo gli organizzatori, a scendere in piazza oggi a Roma contro la privatizzazione dell’acqua. Con il motto “Ripubblicizzare l’acqua, difendere i beni comuni” il corteo partito da piazza della Repubblica è arrivato intorno alle 18 in piazza Navona. In prima c’erano fila i gonfaloni delle città, da Napoli a Modica (Ragusa).

Tra gli organizzatori della manifestazione c’era il “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua”, che ha già raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.

“Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari – si legge nel sito del Forum – l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis, integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi). Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.

La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa è il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale e proposte alternative.

Nella nostra esperienza di movimenti per l’acqua, ci siamo sempre mossi con la consapevolezza che quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone”.

Secondo il Forum, il mercato non può essere la risposta ai problemi dei cittadini, ma è anzi dannoso: “La perdurante crisi economica, occupazionale, ambientale, alimentare e di democrazia, è la testimonianza dell’insostenibilità dell’attuale modello di produzione, consumi e vita.

Il recente fallimento del summit ONU di Copenaghen è solo l’ultimo esempio dell’inadeguatezza delle politiche liberiste e mercantili, incapaci di rispondere ai diritti e ai bisogni dell’umanità.

Se il mercato ha prodotto l’esasperazione delle diseguaglianze sociali, la cronicità della devastazione ambientale e climatica, la drammaticità di grandi migrazioni di massa, non può essere lo stesso mercato a porvi rimedio”.