Papilloma virus positivo:no tumore certo

Alcuni studi britannici smentiscono ci sia necessariamente un’associazione tra virus Hpv e cancro alla cervice.

La ricerca sponsorizzata dal Servizio Sanitario Nazionale (Nhs) britannico, avrebbe scoperto che la positività del test, che rivela il papilloma virus, non garantirebbe di ammalarsi in modo certo di cancro al collo dell’utero.

Lo studio è stato condotto su 4.439 donne,  delle quali, sei su cento risultavano positive al test, e tra le quali solo una ridotta minoranza avevano sviluppato successivamente la neoplasia.

Il papilloma virus umano, costituito da oltre 100 tipi, la maggior parte dei quali causa malattie non gravi, si contrae facilmente per via sessuale e si può suddividere tra i ceppi a basso rischio, che provocano lesioni benigne come i condilomi (verruche genitali), e quelli ad alto rischio, che causano il 75 per cento dei casi di cancro al collo dell’utero e il 70 per cento dei tumori alla vulva e alla vagina.

La dottoressa Maggie Cruickshank, del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Aberdeeen dichiara la notizia rassicurante: il 70 per cento dei campioni risultati positivi al Hpv non hanno sviluppato neoplasie.

Alla sua ricerca però si oppone il professor Jack Cuzick, epidemiologo del Cancer Research Center.

Ma a sostegno delle ricerche britanniche, ci sarebbe proprio la medicina che documenta negli anni, che la maggior parte delle infezioni da Hpv è transitoria, poiché il nostro sistema immunitario è in grado di contrastare il virus, che lentamente si indebolisce, fino a riuscire ad eliminarlo, prima che questo sviluppi un effetto patogeno, capace di far crescere il cancro.

Inoltre le donne hanno molti strumenti per contrastare questo virus, primo fra tutti il pap test, che ora viene affiancato dall’Hpv test, più sensibile del primo nell’identificazione delle lesioni pre-neoplastiche.

Questo tipo di esame, assolutamente non doloroso, e di facile utilizzo, come del resto lo è il pap test, è attualmente al centro di importanti studi in tutta Italia, per comprendere come esso possa essere impiegato nel migliore dei modi, all’interno del percorso di screening.

Giulia Di Trinca