Manifestazione Pdl: Berlusconi seduce il suo popolo tra invettive e parole d’amore

Un palco immenso per accogliere il presidente del Consiglio che ieri, al cospetto del popolo del Pdl,  ha passato in rassegna tutti i grani del rosario della polemica e dell’invettiva politica. Il tutto mentre alle sue spalle una scritta a caratteri cubitali ricordava ai presenti (e ai tanti spettatori raggiunti dai notiziari della sera) che “L’amore vince sempre sull’odio e sull’invidia“.

Il discorso di Silvio Berlusconi infiamma la gente celeste raccolta in piazza San Giovanni, battendo su tutti i punti focali della lunga e faticosa campagna elettorale in corso. Parole che suonano come anatemi scagliate all’indirizzo della magistratura politicizzata e della sinistra catastofista, ma anche insistiti inviti a reagire ai sopprusi perpetuati dagli avversari per ostacolare il “governo del fare” e per colpire indirettamente il popolo dei souoi sostenitori, giunto a Roma in un tripudio di gioia e compostezza.

La libertà è a rischio – spiega Berlusconi – se vince la sinistra priva di senso dello Stato, spalleggiata dai giudici di sinistra che dettano i temi e i tempi della campagna elettorale”. Una sinistra che, argomenta meglio il premier, è  “incapace di governare e che cavalca le inchieste dei magistrati politicizzati che portano avanti una giustizia ad orologeria e intercettazioni a tappeto per fare una politica contro di noi. Una sinistra che non è cambiata affatto – insiste il presidente del Consiglio dal palco di San Giovanni – ed è ormai ammanettata a Di Pietro e che, se vincesse, renderebbe l’Italia meno libera”.

Ma non basta perché il discorso infarcito di amore del Cavaliere ricorre anche al romanesco quando ricorda ai presenti che “quanno ce vò ce vò” , sottolineando che l’organizzazione di questa grande manifestazione era diventato un impegno ormai improrogabile “per reagire a due mesi di attacchi ingiusti e offensivi della sinistra e dei suoi giudici” e per difendere “il diritto di votare per il Pdl anche qui a Roma e il diritto a non essere spiati”. Passaggio che permette al premier di giungere al punto clou del suo euforico intervento: quello relativo al pasticcio elettorale nel Lazio.

“Loro vogliono vincere da soli – scandisce ancora Berlusconi, riferendosi agli esponenti di sinistra – come in Unione Sovietica, lasciando l’avversario negli spogliatoi, con la complicità dell’arbitro amico”. Tentano di defraudarci, continua il premier “di un diritto sancito dalla Costituzione: il diritto di esprimere liberamente il proprio voto, ma noi nel Lazio – assicura – vinceremo lo stesso“.

“Si tratta di una scelta di campo tra noi e loro – ribadisce il presidente del Consiglio – tra il governo del fare che affronta e risolve le emergenze vecchie e nuove, che fa le riforme necessarie alla modernizzazione del Paese e la sinistra che sa solo dire no, diffondere pessimismo e catastrofismo, il cui unico tratto distintivo è la cultura dell’invidia sociale e dell’odio personale”.

Momento “vibrante” della manifestazione: il pronunciamento corale del “Patto per l’Italia” da parte dei 12 candidati alla presidenza delle Regioni (assente solo il ministro Zaia) sostenuti dal Pdl che – stretti in cerchio intorno al premier, collocato sul gradino più alto del podio – hanno scandito parole d’impegno e di leatà politica all’indirizzo della folla osannante. Una scena (quasi) tenera che ha rimandato ai coretti improvvisati dai bambini delle scuole materne, impegnati ad “allineare” la propria voce a quella degli altri compagni, confortati e incoraggiati dalla direzione di una “scaiamanica” guida.

E poi: l’intervento del ministro Umberto Bossi, definito dal premier “alleato leale ed equilibrato” nonchè “amico fraterno“, lo striscione col tricolore lungo oltre 500 metri srotolato per le vie della città, le majorettes, la banda festante e le immancabili polemiche sul numero dei partecipanti (solo 150 mila per la Questura, oltre un milione per gli organizzatori). Il raduno di ieri ha segnato il successo del Cavaliere secondo l’analisi dei suoi irriducibili sostenitori e marcato un punto di svolta per i  suoi detrattori, sempre più convinti della deriva populista fomentata da un uomo che ha saputo trasferire i codici e le modalità del commercio e dell’imprenditoria alla discussione politica.

Un uomo che negli anni è riuscito – con la complicità dei mezzi di comunicazione – a modellare e alterare il gusto nazional popolare, autorizzando l’ingresso di categorie inedite e improbabili all’interno del dibattito politico. Un leader, animatore di folle, che riesce a inveire contro pezzi importanti del sistema costituzionale, imbonendo la gente a suon di slogan e gingle accattivanti, per distogliere irreversibilmente l’attenzione pubblica dai temi più urgenti a favore di una propaganda scandita ricorrendo alle abusate sceneggiature delle telenovelas sudamericane. “L’amore vince sempre sull’odio e l’inivdia”!

Maria Saporito