Tbc: scoperte nuove possibilità terapeutiche

Un gruppo di ricercatori ha scoperto nuove possibilità terapeutiche contro la tubercolosi.

La ricerca è frutto degli scienziati dell‘Albert Einstein College of Medicine, della Yeshiva University di New York, ed è volta a combattere due ceppi resistenti della tbc, aprendo la strada verso la messa a punto di nuovi farmaci contro questa malattia, fermi da quarant’anni.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Chemical Biology e spiega come i ricercatori siano stati in grado di capire come contrastare i due ceppi del batterio della tubercolosi, che si trasmette per via area, e colpisce nel mondo 9 milioni di persone, uccidendone quasi 2 milioni ogni anno, 500 in Italia.

L’annuncio della scoperta arriva proprio in vista della giornata dedicata alla tubercolosi, che si terrà il 24 marzo, data scelta perché ricorda il giorno della conferenza di Berlino in cui Robert Kock presentò alla società scientifica la scoperta del batterio che causava la malattia.

“Un approccio totalmente differente rispetto agli attuali maccanismi dei farmaci anti-Tbc”, ha affermato William R. Jacobs, autore dello studio, “l’irrompere dei ceppi super-resistenti ad ogni tipo di cura impone la scoperta di nuove strategie di attacco alla tubercolosi”.

I ricercatori della Yeshiva University hanno focalizzato l’attenzione su GlgE, un’enzima essenziale per lo sviluppo della malattia, provocato da un batterio che il nostro organismo 9 volte su 10 riesce a tenere a bada per tutta la vita senza conseguenze.

Dunque due terzi della popolazione mondiale convive con questo batterio, che il sistema immunitario tiene a bada ma non riesce a debellare, e che si manifesta in situazioni particolari quali debilitazione, povertà e scarsa igiene.

Le due modalità di intervento contro il batterio sono avvenute sia in vitro che su topi da laboratorio infettati, spiega Jacob che  “Il batterio della tubercolosi ha bisogno di sintetizzare gli alfa glucani,  e dal punto di vista del batterio è impensabile che si possano eliminare contemporaneamente le due modalità che portano alla sintesi dell’alfa glucano. L’una o l’altra garantiscono la sopravvivenza. Se noi però creassimo un farmaco che riesce ad agire sia contro il GlgE che contro l’Rv3032, la combinazione sarebbe estremamente potente. Una tale terapia , tagliando i viveri al batterio, con ogni probabilità non lascerebbe la possibilità di sopravvivenza a batteri resistenti al farmaco“.

Un tale trattamento potrebbe essere utilizzato anche per la lebbra, malattia legata ad un batterio simile a al mycobatterio della tbc.

Giulia Di Trinca