Guardie armate contro le camicie rosse: cresce la tensione in Thailandia

La protesta del Fronte Unito per la democrazia e contro al dittatura dura ormai da una settimana; dal 14 Marzo infatti le camicie rosse sono ” in piazza” per rivendicare il diritto a nuove elezioni. I sostenitori dell’ ex-premier  Thaksin Shinawatra chiedono che l’attuale leader di Governo sciolga il parlamento e che venga indetta una nuova consultazione elettorale. L’ultima infatti è stata tacciata di brogli, dalle stesse camicie rosse.   Abhisit Vaejjajiva che nei giorni scorsi aveva ufficialmente aperto una posizione di dialogo con in protestanti, subendo però un rifiuto da parte degli stessi, non sembra volerne sapere.

Le manifestazioni anti-governative erano fino ad ora state pacifiche e molto coreografiche: spettacolare infatti il versamento di migliaia di litri di sangue umano davanti alla sede del governo. Nella notte di ieri però, dopo la manifestazione nelle strade della capitale, sono state fatti saltare in aria  due ordigni, una granata lanciata contro la sede dell’Ufficio nazionale della commissione anticorruzione e una bomba fatta esplodere vicino al ministero della Difesa, che ha visto il ferimento di un netturbino.

Forse anche  in conseguenza di questi due atti violenti, pur con probabili intenzioni dimostrative, il Governo Thailandese ha preso la decisione di armare  gli ufficiali di guardia alle barricate  erette per le strade di Bangkok dalle camicie rosse. Saranno solo loro ad essere armati e non i “soldati semplici”, questo per evitare un’ulteriore escalation della tensione tra Governo e manifestanti, ma è fuori di dubbio che la presenza delle armi può essere vista come una forma di coercizione da più di una persona.In ogni caso,un colonnello, in qualità di portavoce dell’esercito ha riferito alla stampa che  “Il governo è preoccupato per l’attuale situazione”, anche da qui la decisione di dotare di armi gli ufficiali di guardia.

Il premier Vaejjajiva, tra l’altro, cosa che infastidisce non poco le camicie rosse, rifiuta il dialogo diretto, utilizza cioè un mediatore. Quest’ultimo è però sistematicamente respinto dagli anti-governativi che pretendono invece di parlare direttamente con “l’interessato”.

A.S.