Home Cultura Lisippo e Athos Rosato, il mozzo che ripescò l’Atleta Vittorioso

Lisippo e Athos Rosato, il mozzo che ripescò l’Atleta Vittorioso

 

Siamo nel 1964 e lo scenario è quello di un peschereccio, il “Ferri Ferruccio“: d’improvviso in una delle reti del peschereccio rimane impigliata la gamba di una cosa, di qualcosa, che poi si scopre essere una statua e precisamente quella dell’ Atleta Vittorioso attribuita a Lisippo, scultore e bronzista greco antico. A ripescare la celebre opera sarà il mozzo Athos Rosato, all’epoca quindicenne e che oggi ha 61 anni che racconta come siano ancora vivide le immagini di quel momento anche a distanza di così tanto tempo.

Athos era il “murè” di bordo, il mozzo del peschereccio del capitano Romei Pirani, di Fano, morto nel 2004; il Lisippo poi finì, come molte altre opere d’arte, al Getty Museum di Malibù. L’unico superstite di quell’equipaggio è proprio Rosato, ormai divenuto un facoltoso imprenditore, che ha deciso di salire su un aereo e volare al Getty di Malibù: obiettivo? Riportarsi a casa, in Italia, il suo Lisippo.

Ha detto di aver deciso di mettersi sotto la statua, vestito con uno smoking, e quindi urlare a tutti che l’Atleta Vittorioso deve tornare in Italia, come stabilito tra l’altro dal tribunale di Pesaro; l’ex mozzo non vuole rivelare però il punto preciso in cui fu effettuato il ritrovamento e si è limitato ad indicare una zona a non molte miglia dalla costa croata, al largo del Conero. Athos ricorda di come si trattasse di una zona dove si pescava spesso e di come, tirando su una delle reti da pesca, si sentirono delle urla ed apparve la statua bronzea; il Lisippo fu quindi sepolto e nascosto sotto un campo di cavoli e fu poi venduto dopo un anno per poco più di tre milioni di lire ad un antiquario di Gubbio: al seguito, il processo a ben tre commercianti che è finito con un’assoluzione.

Il Lisippo ricomparve quindi nel 1974 e fu esposto al Getty Museum, acquistato per qualcosa come 4 milioni di dollari: risale al mese scorso la pronuncia del gip del Tribunale di Pesaro che tramite un’ordinanza ha decretato che la statua dovesse venire confiscata ovunque si trovi, oltre a disporre  il ricorso del “Getty” in Cassazione.

Rossella Lalli