Veltroni scrive ad Alfano: riapriamo il caso Pasolini

Una lunga lettera, inviata al ministro Angelino Alfano e pubblicata sulle pagine del maggior quotidiano del Paese: Il Corriere della Sera, per richiedere la riapertura del caso Pasolini. E’ qualla vergata dall’ex sindaco capitolino, Walter Veltroni nel tentativo di ridestare l’attenzione pubblica e istituzionale sull’assassinio di un grande intellettuale italiano, avvenuto in circostanze mai definitivamente chiarite.

L’ex segretario del Pd decide di partire dalla sentenza emessa dal presidente del Tribunale di Roma, Alfredo Carlo Moro (fratello dello statista assassinato dalle Br) con la quale Giuseppe Pelosi fu condannato a quasi dieci anni di reclusione per l’uccisione di Pier Paolo Pasolini. “Ritiene il collegio – disse il giudice – che dagli atti emerga in modo imponente la prova che quella notte all’Idroscalo il Pelosi non era solo“.

Un punto di partenza bastevole – secondo Veltroni – a giustificare la riapertura di un caso, salutato da molti come un mistero mai risolto. Nell’analisi condotta dall’esponente democratico, le indagini aperte all’indomani della morte dell’autore di “Petrolio” si rivelarono più che lacunose.  “Quando la polizia si era portata lì – denuncia Veltroni nella sua missiva – nelle prime ore del mattino, c’erano dei curiosi attorno al corpo e di lì a poco, nel campetto attiguo, si sarebbe giocata una partita di calcio con tanto di pallone che cadeva nella zona del delitto e veniva rinviata da poliziotti gentili. Spariscono tracce – continua – specie quelle degli pneumatici e dei passi. Indizi che credo sarebbero stati utili per accertare quante persone si fossero trovate lì e la dinamica dei fatti”.

Non solo, “In quella Alfa 2000 (l’automobile di Pasolini, ndr) – aggiunge l’ex sindaco di Roma – ci sono un maglione e un plantare per scarpe che non appartengono né a Pasolini né a Pelosi. C’è sulla portiera del passeggero una macchia di sangue, come l’impronta di una mano appoggiata. Ma l’auto, nel deposito della polizia, era rimasta aperta e sotto la pioggia”.

“Ingenuità” investigative che incoraggiano Veltroni a ipotizzare la riapertura delle indagini. “Oggi le nuove tecnologie – spiega ancora al ministro Alfano – consentono, come è avvenuto per via Poma, di riaprire casi del passato. Per questo, come per altri fatti della orribile stagione del terrore ora si può, si deve continuare a cercare la verità. Ora la scienza e le tecnologie possono aiutarci a dire una parola definitiva. E lei – insiste Veltroni, rivolgendosi al Guardasigilli –  fornendo un impulso all’iniziativa della giustizia potrà assolvere ad una funzione assai rilevante. Conviviamo da anni con un numero di ombre insopportabile. Più ne dissiperemo e meglio sarà per tutti noi, per il nostro meraviglioso Paese. E più ancora della verità giudiziaria – conclude Veltroni – credo ci debba oggi interessare la verità storica“.

Maria Saporito