Banda della Magliana, arrestata Fabiola Moretti

Fabiola Moretti, ex pentita della banda della Magliana, è stata arrestata con l’accusa di violazione degli arresti domiciliari. La donna è stata fermata a Santa Palomba ed è ora reclusa presso il carcere di Rebibbia. Secondo quanto riferito dai Carabinieri sarebbero state riscontrate diverse violazioni degli obblighi domiciliari. Alcune settimane fa era stata fermata per spaccio di stupefacenti ma il provvedimento non era stato convalidato per insufficienza di prove.

La Moretti, legata al boss Danilo Abbruciati a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, era considerata all’interno della banda come la specialista della raffinazione e della qualificazione dei narcotici. Durante il declino della gang la donna diventò poi collaboratrice di giustizia insieme ad altri ex componenti.

La criminale divenne successivamente protagonista nel processo Andreotti in quanto accusatrice dell’ex senatore della Democrazia Cristiana Claudio Vitalone, responsabile, secondo quanto riferì la Moretti stessa, di aver commissionato all’ultimo boss della banda della Magliana Enrico De Pedis meglio noto come Renatino, l’omicidio Pecorelli. Vitalone venne però assolto.

Incapace di mantenere lo stile di vita cui era abituata con il solo sussidio versato ai collaboratori di giustizia, decise in seguito di riprendere il traffico di stupefacenti.

A titolo di cronaca ricordiamo che banda della Magliana è il nome con cui il giornalismo italiano appellò la più potente organizzazione criminale che abbia mai operato nella zona di Roma. Il nominativo deriva dal fatto che molti appartenenti alla banda provenissero dall’omonimo quartiere della capitale. L’ambito temporale nel quale si colloca la sua attività è essenzialmente quello degli anni ottanta. Per far comprendere quale fosse la forza di questi criminali basta ricordare che vennero loro attribuiti legami con la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, ma anche con esponenti di rilievo della vita politica del Paese. Particolare evidenza ebbero per diverse ragioni i contatti con Licio Gelli e con alcuni settori della finanza vaticana.

 Valeria Panzeri