Il medico di Michael Jackson ritardò i soccorsi per far sparire le medicine

Nuove accuse contro il medico personale di Michael Jackson, Conrad Murray. Secondo Alberto Alvarez, collaboratore del cantante, il giorno in cui il re del pop morì, Murray avrebbe interrotto il massaggio cardiaco per nascondere alcuni farmaci che si trovavano nella stanza. Se le affermazioni, già confermate da altri due dipendenti, dovessero rivelarsi fondate, inchioderebbero definitivamente il dottore e determinerebbero un cambiamento nell’impianto accusatorio: per il momento Murray è chiamato a rispondere solo di omicidio colposo.

Il racconto di Alvarez rivela nuovi e interessanti particolari su quel fatidico giorno. L’uomo afferma di essere arrivato davanti alla casa, che la star aveva preso in affitto a Los Angeles, intorno alle 10.20 del 25 giugno e di essere rimasto fuori in attesa di istruzioni fino alle 12.17. A quell’ora l’assistente personale di Jackson lo chiama al telefono e gli chiede di correre dentro casa. Alvarez entra nella stanza del cantante e lo vede disteso sul letto con le braccia aperte, la bocca e gli occhi spalancati: non dà segni di vita. Accanto a lui c’è Murray, intento a praticargli il massaggio cardiaco. Nel frattempo entrano i due figli di Jackson, Prince e Paris che, davanti a quella scena, si mettono a piangere: vengono portati via dalle baby-sitter. Poco dopo, il medico smette di rianimare Jackson e, anziché chiamare il pronto soccorso, raccoglie i medicinali che si trovano nella stanza e chiede ad Alvarez di metterli dentro una sacca. Alvarez infila le confezioni dei farmaci in una busta di plastica e nasconde il tutto dentro una sacca sportiva. Murray, invece, mette una busta da soluzione, con all’interno una sostanza biancastra, dentro un’altra sacca. Poco dopo Jackson viene dichiarato morto per un’overdose di Propofol, un potente anestetico, e altri sedativi. Le due sacche con i medicinali non sono ancora state trovate, ma a carico del medico emerge un altro elemento nelle mani degli inquirenti: in ospedale, dopo che Jackson viene dichiarato morto, Murray insiste per tornare nella villa e prendere una crema, in modo tale che nessuno venga a conoscenza della sua esistenza.

L’avvocato del medico, Ed Chernoff, respinge tutte le accuse e definisce «prive di fondamento» le dichiarazioni di Alvarez. La difesa fa leva sul fatto che l’uomo ha fornito versioni diverse nei due diversi interrogatori a cui è stato sottoposto: «Nella prima non ha parlato di farmaci. Poi, all’improvviso, due mesi dopo, ci troviamo con il dottore che nasconde bottigliette in una borsa», afferma Chernoff. La morte della più grande star del pop continua, dunque, a essere avvolta nel mistero, ma una cosa è certa: è Murray stesso, dopo un pressante interrogatorio, a indirizzare gli inquirenti in un ripostiglio della casa di Jackson, dentro il quale si trovano Propofol e altri sedativi. Né la famiglia del cantante, né i suoi fan si daranno pace fino a che non saranno sciolti tutti i nodi di questa intricata vicenda.

Maria Elena Tanca