Divieto di fumo anche in auto

Il governo britannico del Royal College of Physicians, l’associazione dei medici del Regno Unito ha chiesto di ampliare la legislazione anti-fumo e lancia un appello: proibire il fumo nelle automobili per proteggere dal fumo passivo, soprattutto i bambini. Ed è la stessa cosa che chiede in Italia il Codacons al Parlamento dal lontano 2003…

Nel 2005, poi, il Codacons presentò un progetto di legge alla Camera dei Deputati denominato “Fumo al volante, pericolo costante”. Infatti, fumare in auto, considerata la ristrettezza dell’abitacolo è un vero e proprio pericolo per la salute del guidatore e di chi è con lui, più che in altri ambienti. Anche con una sola sigaretta, se i finestrini sono chiusi o non sufficientemente aperti, le concentrazioni di particolato fine arrivano a livelli dannosissimi.

Per non parlare, poi, delle conseguenze che il fumo comporta sulla capacità di guida: il 15% degli incidenti stradali dovuti a distrazione è riconducibile al fumo di sigaretta ancor più dell’utilizzo del cellulare, considerato che la media dei secondi di distrazione durante una sigaretta accesa alla guida è di 11,5 secondi contro i 10,6 secondi per comporre un numero di telefono.

Pertanto il fumo, oltre ad essere uno tra i più pericolosi nemici della salute dei fumatori e dei non fumatori, un costo sociale non irrilevante di cui la collettività si fa carico, costituisce anche un rischio per l’incolumità sulla strada, di automobilisti e pedoni.

Se in Italia l’allarme non ha avuto alcun effetto nonostante il tempo trascorso dal primo richiamo della Codacons, (e stiamo parlando di quasi dieci anni trascorsi inutilmente, nei quali si sarebbero potuti evitare quanto meno molti incidenti) staremo a vedere se il governo britannico risponderà quanto prima, dimostrando di essere più sensibile alla salute dei suoi cittadini

Il divieto di fumo in auto non solo educherebbe maggiormente il singolo cittadino in veste di automobilista, ma sarebbe ancora un’opportunità di educare alla salute, personale e collettiva.

Caterina Cariello