Etiopia: Ong contro la diga della discordia, distrugge l’ecosistema per favorire le multinazionali

Survival International pone i riflettori contro il governo etiopico e la costruzione di una diga ormai definita come “della discordia”. Il progetto infatti metterebbe a rischio la sopravvivenza di cinquecentomila persone.La Ong attiva in Africa ha deciso di lanciare una vasta campagna mondiale per sensibilizzare su questo delicato problema. L’opera, che si chiama “Gibe III”, entro il 2012 dovrebbe sorgere nella Valle dell’Omo, proprio lungo il confine con il Sudan.

La costruzione é è stata affidata alla Salini costruttori, una società italiana di ingegneria famosa per essere artefice di un altro impianto idroelettrico, la Gilgel Gibe II, parzialmente crollato nel febbraio scorso pochi giorni dopo essere stato inaugurato dal ministro degli Esteri italiano, Frattini, durante la visita in territorio etiope del suo tour nel continente africano.

“La realizzazione di questa diga -si legge dal sito di Survival international – finirebbe per distruggere e contaminare un ambiente ecologicamente già molto delicato. Sarebbe deleteria anche per tutte le economie di sussistenza legate al fiume Omo e ai cicli naturali delle sue esondazioni”.

Lo scopo della diga, alta 240 metri, è fornire energia elettrica a molte regioni dell’area. Altra finalità sarà quella di recuperare l’acqua in un bacino lungo 150 chilometri per irrigare le terre vicine. Terre già spartite tra le compagnie internazionali per varie coltivazioni in larga scala, idrocarburi compresi.

Una struttura che metterebbe in ginocchio le varie tribù della regione secondo la Ong internazionale. Secondo gli studi effettuati, la diminuzione del pesce potrebbe portare allo stremo una piccola tribù di cacciatori-raccoglitori: i Kwegu. Pare inoltre che le popolazioni locali non siano state neanche consultate, avrebbero appreso dell’opera solo a cose fatte. Il fiume Omo è il principale affluente del lago Turkana del Kenia. Entrambi hanno una importanza archeologica e ambientale e sono stati dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

La Salini ha invece annunciato che “si difenderà in ogni sede da ulteriori attacchi immotivati e diffamatori che recano un danno gravissimo non solo all’azienda ed alla dignità dei propri tecnici e lavoratori, ma anche e soprattutto allo sviluppo dell’intero Corno d’Africa”.

Alessandro Frau