Film in televisione: “The red shoes”

Miei cari…non è vero che la fiaba è un genere per bambini! Lo sapeva bene Hans Christian Andersen quando, nell’ormai lontano 1845, pubblicava una storia terrificante…Venerdì 2 aprile, alle ore 03:20 di notte. , la seconda rete Mediaset trasmetterà la trasposizione cinematografica della suddetta favola, alias “Scarpette rosse” (da non confondere con l’omonimo film del 1948!). “The red shoes” è una produzione sud-coreana del 2005 diretta dal regista Kim Yong-Gyun.

Sun-jae scopre che il marito la tradisce e decide di trasferirsi con la figlia a Seoul. Un giorno, sulla metropolitana, scorge un paio di scarpette rosse e decide di averle. Oggetto del desiderio per molte donne, queste calzature finiranno per riservare, a lei e alla bambina, un tragico destino…

L’inquietudine è lo stato d’animo più diffuso dalla comunicazione favolistica. Da “Hansel e Gretel” a “La bella e la bestia”, fino a “Pollicino”, le turbe di protagonisti, antagonisti ed eroi, hanno sconvolto i sogni dei bambini di tutto il mondo. La pellicola di Yong-Gyun, densa di una truce fantasia tutta orientale, è tesa a marchiare di rosso le esperienze cittadine del mondo occidentale con una avvincente, quanto mai antica, tradizione orrorifica.

Impeccabile dal punto di vista visivo, il film trae anche altri spunti dal mondo della fiaba gotica: la rappresentazione dei diversi stati d’animo che le scarpe “Magiche” (ma dovremmo dire “maledette”) provocano in chi le indossa permette una riflessione su come legami apparentemente indissolubili (come quello tra genitrice e figlia!) rischino il tracollo a causa di un mero oggetto.

Basta osannare il film: l’Oriente, fabbrica indiscussa di horror di alta qualità, deve, però, lavorare sulla scenografia, talvolta piuttosto scarna, e sui dialoghi, spesso privi di acuta psicologia. I lunghi silenzi, si sa, possono aiutare la suspence ma anche desertificare lo schermo. Belle le ambientazioni metroplitane e gli interni opprimenti!

Ragazzi… le chiacchiere sono inutili, guardatelo! E’ meritevole.

Valentina Carapella