La crisi modifica il carrello della spesa degli italiani

Cambia il menù degli italiani.  Allarmante il dato sulle vendite al dettaglio diffuso oggi dall’Istat. A preoccupare è soprattutto il calo della componente alimentare che costringe i consumatori a tirare la cinghia non più solo per i beni futili ma anche per quelli primari.

Complice la crisi economica, che ha costretto quasi il 60% delle famiglie che ha ridurre gli acquisti. Un calo, quello del settore alimentare, inferiore rispetto ad altri settori, ma con il carrello della spesa che è notevolmente cambiato.

SCELTA DEL CIBO – Meno pane, carne bovina, primi piatti surgelati, vini, salumi Dop e olio d’oliva; più uova, ortaggi, latte, frutta e pasta, malgrado i rincari. Una spesa “impoverita”, la definisce la Confederazione italiana agricoltori. Tra gli alimenti proteici, la carne bovina, cunicola e i salumi a denominazione vengono sostituiti da uova, carne di tacchino e salumi senza denominazione:  prodotti con prezzi differenti a favore di quelli meno cari.  In aumento anche la domanda di formaggi e burro. Tra gli ittici freschi, triglia e sogliola (uno tra i pesci comuni più costosi) sono state sostituite da merluzzo e alici, a prezzi decisamente più contenuti. Tra i molluschi, giù le seppie e in aumento i mitili, anche in questo caso evidentemente per questioni di risparmio. Guardando ai numeri, nel 2009, su base quantitativa, scende la domanda di derivati dei cereali (-2%), dovuta soprattutto al pane, ai primi piatti surgelati e ai biscotti dolci, mentre continua a crescere la pasta, che mette a segno un aumento (tra il 2 e il 2,5) nonostante i rincari. Cali per la carne bovina (-2,1%) e avicola (-1,2%), per l’olio di oliva (-3,4%) e per i vini e spumanti (-1,3%). Crescono le vendite di ortaggi (+1,4%), bene latte e derivati (+1,1%), in particolare formaggi e yogurt; salgono frutta (+3,4%) e prodotti ittici (+3,7%).

DOVE E COME ACQUISTARE – La crisi economica non sembra, quindi, aver svuotato il carrello della spesa delle famiglie italiane, ma piuttosto ha contribuito a modificarlo. Il consumatore ,come si rileva anche nell’ultima indagine dell’Ismea sulle tendenze agroalimentari, appare ancora cauto. Fa più ricorso alle promozioni e agli acquisti effettuati presso i canali più convenienti, come gli hard-discount.  Anche davanti a prezzi che non hanno subito rincari, sussiste un clima d’attesa e si conferma un “impoverimento” della spesa.  I comportamenti di acquisto avevano già cominciato a modificarsi negli ultimi anni come risultante di un cambiamento dei valori e dello stile di vita. La crisi in alcuni casi ha solo accelerato questi cambiamenti: si acquista con maggiore consapevolezza e maggiore attenzione al prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le risorse disponibili.
La situazione peggiora se si guarda alle vendite negli esercizi di vicinato alimentare. “Siamo molto preoccupati – ha dichiarato il Presidente della Fiesa Confesercenti Giancarlo Petruccioli – dall’andamento dei consumi negli ultimi tre mesi, è una situazione che colpisce indifferentemente la grande fascia dei consumatori intermedi, con momenti in cui registriamo la completa assenza di clienti. E’ chiaro che c’è una razionalizzazione delle spese frutto delle difficoltà derivanti dalla crisi che perdura. Riteniamo che occorra un forte intervento del Governo sul fronte dell’Iva sui servizi che gravano sui consumatori e sulle imprese. Serve un intervento deciso sul piano fiscale che restituisca margini operativi alla spesa delle famiglie andando a ripianare l’erosione del potere d’acquisto che queste hanno subito in questi anni di crisi economica. In assenza di provvedimenti mirati e non estemporanei assisteremo ad una forte contrazione dei consumi anche nei prossimi mesi con pesanti ricadute su tutto il sistema produttivo e distributivo”.

Diana de Angelis