La Svizzera fa un passo verso Gheddafi

L’Alto Rappresentante della Politica Estera Europea, Catherine Ashton

La Svizzera è disposta ad un’apertura verso la Libia sulla questione dei visti. Secondo la nota diffusa da Swissinfo il governo elvetico è pronto a “proseguire i negoziati sulla base delle proposte dei due mediatori europei”. I due mediatori citati sono la consigliera federale Micheline Calmy-Rey e la responsabile della diplomazia europea Catherine Ashton, che si sono incontrate a Bruxelles per discutere della questione.

La situazione tra i due paesi era precipitata quando, nel novembre 2009, la Svizzera aveva stilato una lista “nera” comprendente 188 nomi di personalità libiche, tra cui il colonnello Muammar Gheddafi, alle quali è stato negato l’accesso e il transito in territorio svizzero e nell’intero spazio di Schengen.  La situazione diplomatica era inoltre già stata complicata dall’arresto di Hannibal Gheddafi, figlio del Colonnello, incarcerato in Svizzera con l’accusa di maltrattamenti verso i suoi dipendenti.

A seguito degli eventi di cui sopra, il regime di Tripoli aveva reagito con una serie di blocchi dei visti ai cittadini europei residenti in Libia; le autorità libiche avevano inoltre proceduto all’arresto di diverse personalità svizzere, senza mai presentare delle chiare motivazioni. Tra gli arrestati di allora, man mano rilasciati, solo Max Goeldi – uomo d’affari elvetico – è ancora incarcerato ad Ain Zara, presso Tripoli. La volonta svizzera sembra dunque più legata ad un interesse, piuttosto che ad un cambio di opinione (d’altronde piuttosto difficile) nei confronti di Gheddafi. Non a caso nella nota citata da Swissinfo è dichiarato esplicitamente che lo scopo precipuo del cambio di rotta degli svizzeri è quello di ottenere la liberazione di Goeldi.

L’apertura degli svizzeri sembra però anche un gesto di rispetto verso l’Unione Europea, che ha intimato il paese elvetico ad andare incontro al dittatore libico per porre fine ad una situazione giunta al parossismo, che procedeva ormai a reciproci colpi di embargo. L’altro intreccio della storia – quello riguardante Hannibal Gheddafi – non sembra intanto volersi risolvere. La scorsa settimana la Svizzera si era scusata per la pubblicazione delle foto segnaletiche del figlio del Colonnello sulla Tribune de Geneve, impegnandosi a individuare i responsabili e a prendere provvedimenti nei loro confronti. Hannibal Gheddafi però non ne aveva voluto sapere, dichiarando di voler ricorrere all’arbitrato internazionale per dimostrare la sua presunta innocenza.

Roberto Del Bove