Maroni annuncia: Federalismo subito se la Lega vince al Nord

Dopo la sfida lanciata da Bossi al Pdl (“Siamo noi il primo partito), oggi Maroni, all’interno dello show in onda sul web “Mentana condicio” condotto dall’ex direttore del Tg5, dichiara: “Non ci saranno ripercussioni sui rapporti tra Lega e Pdl dopo le elezioni, neanche se la Lega diventasse il primo partito al Nord perché noi siamo seri, non siamo al governo per avere un ministero in più tuttavia un buon risultato servirà a convincere gli alleati ad accelerare sulla riforma federale dello Stato”. “Non temiamo che la Lega accresca i propri consensi – ha dichiarato il ministro dell’interno – anzi lo riteniamo nelle cose possibili. Ciò che ci auguriamo e per cui lavoriamo è fare in modo che questo incremento di consensi della Lega non venga a detrimento del Pdl”.

Se veramente la lega superasse in alcune regioni il Pdl, si verrebbe a creare una situazione curiosa, in cui il territorio “padano” sarebbe quasi interamente in mano al carroccio, una situazione inedita che potrebbe portare a gravi conseguenze sia nell’equilibrio della maggioranza sia nel paese stesso; fondamentale sarà il risultato del Piemonte, che vede contrapposti Cota della Lega Nord e Mercedes Bresso del Pd.

Maroni è intervenuto anche sulla vicenda di Trani: “Sono finito anch’io nelle intercettazione dell’inchiesta, non perché, come è stato scritto, ho parlato con un esponente dell’Agcom, ma perché ho parlato con il direttore del Tg1. Ebbene, lo confesso, sono colpevole, ma è un reato? ho parlato anche con il direttore del Tg5, del Tg2: io telefono magari per complimentarmi per un servizio e che io finisca sui giornali con l’accusa implicita di aver fatto una cosa scorretta non è giusto”.

Sulla riforma della giustizia aggiunge: “La credibilità della magistratura dipende da come opera, non dalle critiche che le vengono fatte. Quando Berlusconi critica non va bene, mentre quando un magistrato o qualcun altro dice cose su di noi o sul governo, è diritto di critica. Penso ci siano due pesi e due misure. Ci sono casi concreti di giudizi espressi dai magistrati che sono criticabili”.

Stefano Bernardi