Palermo: arresti per corruzione all’ospedale Civico

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:25

Seppure sulla carta l’ospedale Civico di Palermo risultasse fra i più attrezzati d’Italia, quando scattavano le emergenze gli strumenti a disposizione del personale medico erano sempre pochi e finivano in fretta, e nessuno ne capiva la causa. Per anni, in almeno tre reparti strategici del Civico non arrivavano le forniture, ma solo gli elenchi dei materiali.

Arrestati due medici dell'ospedale civico di Palermo con l'accusa di corruzione

La squadra mobile della questura e del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Palermo hanno eseguito l’ordinanza di applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Gip di Palermo nei confronti del professore Mario Re, direttore del I° servizio di anestesia e rianimazione  dell’ospedale Civico e Benfratelli di Palermo, e del dottore Giustino Strano, responsabile del servizio di Medicina Iperbarica. Entrambi, già indagati, erano stati sospesi dall’incarico.

Ai due medici sono contestati, in concorso con il manager palermitano della sanità Giuseppe Castorina (già in carcere) plurimi episodi di corruzione ed in particolare l’ottenimento di somme di denaro e di altre utilità quali viaggi, partecipazioni a congressi, cene, abbonamenti allo stadio nonché – nel caso di Mario Re – l’accollo delle spese per la campagna elettorale alle elezioni regionali del 2001,  per un ammontare complessivo stimabile in più di 150.000 euro per il direttore e circa 50.000 euro per il dottor Strano. Questi vantaggi erano attribuiti ai primari quale corrispettivo per l’aver falsamente attestato la ricezione di prodotti sanitari prodotti dalla ditta “Med Line Srl” di Giuseppe Castorina, che in realtà non venivano consegnati seppur pagati dall’ospedale civico.

Il procedimento costituisce lo sviluppo di indagini avviate nel corso del 2008 che hanno portato all’arresto del noto cardiochirurgo Carlo Martelletti, nel frattempo morto suicida, e che hanno disvelato l’esistenza, all’interno dell’ospedale pubblico, di un ramificato sistema clientelare basato sulla connivenza di numerose persone a vario titolo operanti nella struttura. L’inchiesta, coordinata dai pm Sergio Demontis, Amelia Luise e Caterina Malagoli nonché dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, ha potuto contare anche sulle ammissioni del cardiochirurgo pediatrico Carlo Marcelletti, che era finito ai domiciliari nell’ambito della prima parte dell’inchiesta. Ma è soprattutto Giuseppe Castorina, titolare della ditta Med Line srl, che produceva i prodotti sanitari fantasma, ad alzare il velo sulla Sanitopoli siciliana.

Adriana Ruggeri

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