Terni, vertenza Basell: lavoratori e sindacati chiamano in causa i parlamentari. “Bloccare la decisione scellerata della multinazionale”

Si muovono i parlamentari per la vertenza Basell, la multinazionale americana della chimica che ha annunciato la chiusura entro l’anno del sito di Terni con la messa a rischio di 1.250 posti di lavoro, nonostante un utile di 9 milioni di euro realizzato nel 2009. Stamattina, presso i locali dell’azienda in piazzale Donegani, dove da un mese va avanti il blocco delle portinerie, i rappresentanti della Rsu e i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil hanno illustrato il quadro della situazione ad un gruppo di parlamentari umbri, chiedendo di mettere in atto tutte le possibili azioni per contribuire a bloccare la “decisione scellerata della multinazionale”. E’ quanto riferisce un comunicato della Cgil dell’Umbria.

Erano presenti per il Pd Marina Sereni, Carlo Emanuele Trappolino, Anna Rita Fioroni, Francesco Ferrante e Sandro Gozi. Per il Pdl, Domenico Benedetti Valentini e Ada Spadoni Urbani. Al tavolo anche rappresentanti della Regione Umbria e del Comune di Terni.

Luca Levantesi, coordinatore della Rsu di Basell, ha introdotto la discussione ricordando ai parlamentari l’entità della partita in gioco: oltre mille posti di lavoro a rischio nel Polo chimico di Terni (ex Montedison), dove insieme a Basell insistono realtà industriali importanti a livello europeo come Treofan, Meraklon e Novamont, il cui futuro è legato a doppio filo a quello di Basell.
Di qui la richiesta dei lavoratori ai parlamentari “di un impegno forte, di maggioranza e opposizione, per riportare la multinazionale sui suoi passi”.

Tre in particolare i punti su cui i sindacati hanno chiesto l’intervento di deputati e senatori: prima di tutto un’iniziativa di ulteriore pressione sul Governo affinché tenti ogni possibile condizionamento sul gruppo statunitense e più in generale affinché metta in essere strumenti che consentano di limitare lo strapotere delle multinazionali in Italia; poi la richiesta di studiare l’ipotesi di un intervento normativo che consenta di migliorare le condizioni di approvvigionamento energetico per Basell; infine la questione trasporti che chiama in causa direttamente le scelte di Trenitalia, che, a detta dei sindacati, starebbero sfavorendo il territorio ternano.

Da parte dei parlamentari è stato ribadito l’impegno a fare di tutto “per scongiurare la chiusura decisa dalla multinazionale”. Marina Sereni del Pd ha inoltre proposto di “costituire una squadra di tecnici, messi a disposizione dai partiti, dal Governo e dai sindacati, che possano studiare possibili soluzioni alternative da proporre alla multinazionale”.

Benedetti Valentini (Pdl) ha, invece, assicurato che l’esecutivo sta tenendo alta l’attenzione su una vertenza di cui, ha detto, “è stata compresa a pieno la strategicità per il Paese. Ora – ha aggiunto – si tratta di capire cosa possiamo mettere sul piatto per far tornare Basell sui suoi passi e scongiurare la perdita di un presidio industriale così importante”.

Intanto, la mobilitazione dei lavoratori del sito ternano va avanti. Domani, giovedì 26 marzo, è in programma uno sciopero di 24 ore con una manifestazione che comincerà alle ore 10 davanti alla prefettura in Piazza della Repubblica. Da qui partirà un corteo che si concluderà alla stazione ferroviaria di Terni.

Mauro Sedda