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Antonio Negro, padre dell’omeopatia italiana, è morto ieri

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E’ morto ieri mattina a Roma il professore Antonio Negro, il padre dell’omeopatia italiana, alla veneranda età di quasi 102 anni. A dare la triste notizia è stato il figlio, Francesco Eugenio, anche lui omeopata.

Antonio Negro era stato assistente alla Facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza, a Roma, presso l’istituto di Patologia Medica, di Nicola Pende dal quale aveva ripreso e portato avanti nella sua lunga carriera i principi della Scuola Costituzionalistica Italiana. Tale scuola basava i suoi principi sull’osservazione generale del malato, non solo sugli aspetti organici ma anche funzionali e mentali.

Nel 1947 Negro istituisce il primo corso di medicina omeopatica a Roma. In Italia l’omeopatia era quasi del tutto sconosciuta e i pochi medici che la conoscevano se ne interessavano a livello personale. Da allora l’omeopatia, medicina alternativa, ha fatto molti passi avanti e oggi si conta che 11 milioni di italiani  che scelgono questo tipo di terapia per curarsi.

Negro definiva sinteticamente l’omeopatia in questo modo: «Il medico omeopatico ha il severo compito di analizzare la storia personale del malato, per saper prescrivere il Rimedio Unico simile, che sintetizza l’unitario processo fisio-patologico del malato con il duplice scopo di risanare nella totalità e ricostruire i valori più adatti alla prevenzione del male».

Nel 1950 Negro fondò il Centro Ippocratico ispirato ad Hahnemann, il padre dell’omeoatia e nel 1953 aprì l’Accademia di Medicina Omeopatica Hahnemanniana; più tardi fondò la Scuola, la Simoh, di cui era presidente.

Dalle parole del figlio, Francesco Eugenio, ad assicurare una vita così lunga e sana al decano dell’omeopatia , sono stati tre elementi: «mangiava molto poco, faceva molto movimento ed era molto credente».

«Si è spento per i suoi anni – assicura il figlio – Non aveva patologie, ma solo il cuore stanco di chi ha vissuto così a lungo».E aggiunge commosso «una vita fortunata e serena. Una serenità che riusciva a trasmettere ai suoi pazienti, per i quali era medico e psicologo. Perchè non curava solo il corpo, ma anche lo spirito di chi si affidava a lui».

La scienza e la fede hanno contribuito a mantenerlo in salute per più di un secolo e gli hanno permesso di dare tanto alla scienza e ai suoi pazienti che ha visitato fino all’ultimo momento nel suo ambulatorio.

La dipartita di Antonio Negro che guardava all’ammalato nella sua totalità senza scindere il male organico dalla personalità, dalla psiche, dalla storia singola, segna un grande lutto nella Medicina.

Ma la sua Scuola continua con chi delle sue lezioni ha saputo far frutto.

Caterina Cariello

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