Video youtube su Rai per una Notte di Benigni

Chiassosa intervista, quella di ieri a Benigni con Ruotolo in collegamento da Bologna, secondo il classico stile dell’artista toscano. Mentre nel pomeriggio, al Paladozza, si è svolto il show anti-censura di Michele Santoro, da Benigni abbiamo potuto sapere la sua.

Sette minuti di chiacchiera irriverente ed ironicamente inneggiante al Partito della Libertà ed alla Libertà stessa in ogni sua forma, con inframezzo costante di saltelli e pacche sulle spalle del tranquillo Ruotolo in ascolto, per farci riflettere con più profondità di quella che appare dalle apparenze, sulla parola Libertà. Con la “L” maiuscola, qui, ad indicare il secolare concetto filosofico, prima che politico, ed il millenario archetipo mentale, prima che vocabolo strumentale.

“Stavo partendo or ora per lo Zimbawe, il Paese della libertà”, ha esordito con esagerato entusiasmo Benigni, ed i “discorsetti” hanno inizio. Ecco subito il riferimento alla manifestazione del Popolo della Libertà in Piazza San Giovanni a Roma: “Siamo un milione, come vedete siamo un milione”, indicando i quattro gatti che camminano nei dintorni. Sempre un milione secondo loro, perché secondo la questura erano 12… precisa il toscanaccio all’attacco.

“Ci provi Obama a fare una legge per lui solo: non glielo permettono! Invece noi siamo il Paese più libero del mondo, da noi si può fare”, sorride “compiaciuto” il Roberto nazionale. Che bell’atmosfera, fa notare, questa in cui ci troviamo: “Mi piace il frastuono della democrazia, il baccano della libertà…”. Ma quante libertà esistono? La mia, la tua, e la Libertà, verrebbe da rispondere, parafrasando il celebre motto che riguarda la Verità.

E quando si tratta della moltitudine di libertà, una qualche guerra si scatena sempre. Già, perché “quando si difende una libertà si offendono tutte”, precisa ridendo, ma non troppo, Benigni. E cita Curzio Malaparte, che a suo dire avrebbe detto (più o meno): “A difendere la libertà ci si rimette sempre”.

“Io, per esempio, no? Volevo esser libero di non vedere Santoro il giovedì”, continua l’abile toscano rivoltando frittate e padelle sotto gli occhi di tutti. “Ed ecco che non posso farlo. Perché io il giovedì prima Annozero non lo vedevo mai. Potevo cambiare canale. Che soddisfazione, te sei là e io ti cambio, vedo quello che dico io. E invece no: ora non posso. Perché Santoro non c’è”.

E chi, dietro i sorrisi dei sette minuti di “casino” benigniano ha occhi per vedere qualcosa su cui riflettere, rimane tuttora a pensare.

Sandra Korshenrich