La “Giornata mondiale del teatro” va in scena tra le proteste degli artisti

Ci sono voluti cinquant’anni: ora anche l’Italia ha la “Giornata mondiale del teatro” e la festeggerà ogni 27 marzo a partire da domani. Ma la manifestazione diventa un’occasione per protestare contro il governo Berlusconi, colpevole di aver tagliato il Fondo Unico per lo Spettacolo. «L’Italia è il paese delle feste— osserva Gabriele Lavia sul “Corriere della sera”—. Una festa per il teatro non serve a risvegliare nulla, se non c’è un concreto impegno da parte delle istituzioni». Tra l’altro l’Italia arriva in ritardo: nel resto dell’Europa la giornata del teatro esiste dal lontano 1961, anno in cui fu istituita a Vienna.

Tante le iniziative previste per domani, nonostante le contestazioni. Si inizierà con un videomessaggio del presidente Giorgio Napolitano in favore del teatro, che sarà proiettato in tutte le sale prima dello spettacolo. E ancora uno spot promozionale con i ragazzi dell’Accademia d’Arte Drammatica; rappresentazioni teatrali a costi contenuti; visite guidate dietro le quinte, annunci su treni, aerei e uffici postali. Per l’occasione è scesa in campo anche la Rai: dal 15 marzo le reti pubbliche stanno trasmettendo un filmato che ricorda i grandi attori del passato. Ma non basta, da domani a domenica ci sarà una staffetta televisiva tra vari programmi d’intrattenimento: “Cominciamo bene Prima” dedicherà la puntata ai maestri della scena; Fabio Fazio a “Che tempo che fa” intervisterà Josè Carreras; “Palco e retropalco” presenterà il Don Chisciotte interpretato da Franco Branciaroli; Rai Educational proporrà un omaggio a Samuel Beckett.
Le manifestazioni proseguiranno anche nei mesi successivi e vedranno coinvolto il ministero degli Esteri. Quest’ultimo ospiterà negli istituti italiani di cultura a Londra, New York e Parigi incontri con Giorgio Albertazzi, Claudia Cardinale e Anna Proclemer. Maurizio Scaparro, infine, realizzerà il progetto «Il Teatro Italiano nel Mondo» alla Pergola di Firenze, per raccontare la nostra vitalità culturale nel panorama mondiale.

Insomma, una bella festa che però non tranquillizza per niente i teatranti, i quali nutrono perplessità sul futuro: «Mi auguro solo che questa manifestazione non venga fagocitata nel calderone delle altre: la festa del papà, della mamma, di San Valentino – dichiara Alessio Boni al “Corriere” -. Insomma, spero non diventi un modo per lavarsi la coscienza». Così, domani alle undici, in tutte le città italiane, artisti e spettatori lasceranno un fiore davanti ai teatri in segno di protesta contro il governo Berlusconi. Quest’ultimo se, da un lato, ha avuto il merito di istituire la giornata del teatro anche in Italia, dall’altro ha ridotto i fondi del Fus da 460 a 409 milioni di euro. A Milano l’appuntamento è alle 16.30 davanti alla sede storica del Piccolo Teatro di via Rovello 2, dove sarà organizzato anche un reading. All’Argentina di Roma, invece, Moni Ovadia farà un discorso al pubblico sull’insensibilità dei nostri politici: «Il teatro – afferma sul “Corriere” – non è di destra, né di sinistra, è dei cittadini. Celebrare questa giornata mondiale, mentre si condanna il teatro all’asfissia è sintomo della demagogia imperante».

Maria Elena Tanca