L’Earth Hour “scocca” anche in Cina

I numeri segnano il grande successo dell’edizione 2010 dell’Earth Hour, che da domani a domenica coinvolgerà circa 4.000 città e 1.274 simboli in 125 Paesi.

 

La manifestazione, dopo la prima edizione del 2007 a Syndey, ha registrato un netto aumento delle adesioni. Quest’anno sarà la prima volta per piccoli Stati come il Madagascar e il Kosovo e per famosi monumenti, dalla Fontana di Trevi a Roma alla Città Proibita a Pechino.

Anche uno dei luoghi simbolo della capitale della Repubblica Popolare Cinese, quindi, spegnerà le luci per un’ora in un simbolico gesto di attenzione per l’ambiente.

Nonostante gli scarsi risultati ottenuti l’anno scorso nella conferenza di Copenhagen, i temi del riscaldamento globale, dello sviluppo delle energie pulite e rinnovabili, della promozione di stili di vita a basso consumo di carbonio non sono più solo nell’agenda del WWF.

I problemi legati al cambiamento climatico sono di grande attualità in Cina, colpita da una pesante siccità che sta coinvolgendo decine di milioni di persone.

La Cina partecipa per il secondo anno all’Earth Hour promosso dal WWF e per questa edizione ha deciso di muoversi a tutto campo. La decisione di lasciare al buio la Città Proibita si accompagnerà ad altre iniziative.

Oltre a Pechino, altre metropoli cinesi hanno aderito all’evento tra cui Chengdu, capoluogo della provincia del Sichuan con un testimonial d’eccezione: il panda gigante Mei Lan.

Il panda Mei Lan

In primo piano c’è il coinvolgimento di bambini e ragazzi nelle scuole attraverso un programma di educazione ambientale promosso dalle autorità cinesi.

Sul fronte del web, importanti siti (come www.sina.com) hanno elaborato pagine speciali per attirare l’attenzione dei naviganti sui temi chiave dell’Earth Hour. Il “rivale” di Google in Cina, il motore di ricerca Baidu, si è unito a queste iniziative.

Dermot O’Gorma, rappresentante del WWF in Cina, ha sottolineato il valore della sensibilizzazione ambientale in rete dato che la Cina conta la più ampia “popolazione” di utenti Internet.

Le esortazioni a stili di vita più sobri e responsabili vengono da più parti: attori, docenti universitari, associazioni, imprese. Al prossimo Earth Hour del 2011 si misurerà il bilancio nei settori segnalati nel programma dell’iniziativa. E forse non sarà solo la Cina a fare i conti con la difficoltà di passare dai buoni propositi alle azioni concrete.

Laura Denaro