Milan: Pedullà analizza il mercato

Alfredo Pedullà, uno dei massimi esperti di mercato, ha analizzato il mercato del Milan e le sue strategie, tramite la redazione di Milannews.it.

Cos’è successo al Milan contro il Parma?
“E’ successo che quando hai seminato in quel modo sul mercato non puoi pensare che Ronaldinho ti possa giocare tutte le partite a grandi livelli, e non poter pensare di avere delle alternative a Pato quando questo si infortuna. Non puoi pensare di risolvere i problemi prendendo Mancini, così come Dossena a Napoli, ha bisogno di mesi per mettersi in moto dopo settimane di inattività. Partendo dal presupposto che quello di Leonardo è un triplo miracolo per avere mantenuto il Milan competitivo fino ad oggi, l’allenatore non è stato aiutato sul mercato. Nesta è tornato su alti livelli ma bisognava prendere un’alternativa a lui e Thiago Silva. Favalli non è un’alternativa, ti permettere di sopravvivere. Anche per gli esterni difensivi ed offensivi stesso discorso”.

Quindi il problema è da individuare nel mercato?
“Sicuramente nel mercato. Un altro problema lo scoprire domenica. Perché non si può pensare che Pirlo sia eterno. Il Milan doveva prendere tre o quattro alternative importanti per una squadra che lotta per lo scudetto e per la Champions. Le alternative inoltre non devono essere nettamente distanti dalle qualità dei titolari. Se hai Pato devi prendere Pandev come alternativa. Se hai Pirlo devi prendere D’Agostino come sostituto e poi alternarli nella stagione. Se sulle fasce hai Jankulovski separato in casa, Oddo che basterebbe guardare la partita contro il Napoli per capire le sue difficoltà, dopo che già a gennaio doveva partire ma non hanno trovato una soluzione. Il Milan aveva fatto una grande operazione che era Cissokho, ma poi costava tanto e il Milan non voleva spendere. Se l’Inter lavora su Pandev da agosto a parametro zero, non vedo per quale motivo il Milan che ha più problemi dell’Inter non ha pensato a marcare Pandev e ha preso Adiyiah che in questo momento va bene per la Primavera. E’ già una sorpresa che la squadra abbia resistito su alti livelli e sia ancora in lizza per lo scudetto, è un triplo miracolo”.

Da questo si deduce che giudichi positivo l’operato di Leonardo?
“Parto dal presupposto che Leonardo è un allenatore giovane, ma se lo ritieni aziendalista e questo è al debutto devi aiutarlo. A Ferrara nella Juve hanno dato una grossa mano sul mercato, ma in proporzione Leonardo è stato abbandonato. Con grande classe e signorilità, anche se avrà commesso degli errori in campo, Leo sta gestendo bene la situazione. Ha un fair-paly ammirevole. Ha una classe immensa e uno spirito di sopportazione enorme ed una pazienza infinita. Un altro dato che mi fa pensare molto sono i tifosi allo stadio. In una partita importante contro il Napoli che avrebbe dovuto comportare il sorpasso allo stadio c’erano tra abbonati e paganti 50.000 spettatori. Questo dato fa capire lo spirito che vive attualmente tra tifoseria e società. Galliani continua ad elogiare i tifosi della Curva, ma dovrebbe anche intuire che in una partita che avrebbe potuto riportare il Milan al primo posto, mi sarei aspettato 75.000 – 80.000 spettatori. C’è un distacco lecito dei tifosi, perché i supporter non hanno gli occhi foderati di prosciutto. I tifosi si aspettano una mossa e sono stufi dei parametri zero e dei prestiti. Se il Milan parte dal presupposto che Onyewu è il sostituto di Nesta e Thiago Silva parte male. Perché Bonera ha continui problemi fisici, Kaladze è un separato in casa da tempo, inoltre non è affidabile in campo”.

Sul mercato come si sta muovendo?
“Il Milan ha fatto grandi operazioni a prendere Kakà e Pato, ma ha smesso di lavorare in maniera convinta sul mercato. Non capisco per quale motivo il Palermo prende Pastore a sei milioni di euro e il Milan invece di essere specializzato nel mercato sudamericano da Pato in avanti non ha preso più nessuno, oltre Thiago Silva. Al Milan c’è un buco di tre giocatori. Sulla fascia sinistra di difesa, a centrocampo e in attacco soprattutto sulla parte destra. Pandev era l’operazione più adatta per riempirlo”.

Come valuti il probabile arrivo di Yepes?
“Yepes va anche bene, perché ha un’esperienza internazionale ha accumulato diverse presenze in Nazionale, è un buonissimo difensore che può far sicuramente parte del pacchetto dei quattro centrali di una grande squadra. Ma Yepes non deve essere un alibi, e pensare di aver risolto i problemi. Anche Astori, che è un discreto talento, ma il Milan deve trovare un altro Thiago Silva. Yepes può prendere il posto per coprire l’infortunio del titolare, ma non deve essere il tuo investimento. Anche perché la carta d’identità lo dice. Mi auguro che il Milan torni protagonista non solo disponendo un budget importante per la campagna acquisti, ma protagonista con le idee. La società non ha più idee, ha smesso di lavorare sotto questo punto di vista. Perché il mercato non è fatto solo da investimenti ma soprattutto da idee. Anche perché se il Milan non può utilizzare un budget c’è bisogno di virare sui talenti”.

Oltre a Dzeko e Astori il Milan ti risulta vicino ad alti giocatori?
“A livello di operazioni concluse no. Anche se su Dzeko ho i miei dubbi. Capisco che Dzeko voglia il Milan ma è un’operazione ancora tutta da vedere. Perché se il Wolfsburg chiede 40 milioni non penso che il Milan metta sul tavolo le richieste economiche dei tedeschi. Al momento si segue il portiere dell’Almeria, qualche difensore brasiliano, hanno fatto un timido tentativo per Bonucci. Ma credo che il mercato del Milan partirà tra una quindicina di giorni. Oltre qualche piccolo sondaggio il Milan non si è ancora attivato”.

Sui portieri?
“Sui portieri c’è da fare un romanzo. Partendo dal rinnovo di Dida, anche se fosse stato il migliore al mondo, ma a 4 milioni di euro un portiere non rinnova mai. Poi anche sull’operazione Roma ci sono molti dubbi. Anche perché Abbiati cercava di recuperare e in ogni caso c’era Storari pronto. E’ la gestione di tutto che mi sembra una gestione da porta a porta. Non è solo un problema di investimenti ma anche di idee. Il fatto di aver ripristinato un settore giovanile è un’aggravante, perché vuol dire che prima il Milan non lo ha valorizzato abbastanza. Sembra che la società abbia smesso di pensare in grande, da Pato in avanti non c’è stata più un’idea competitiva”.

Fonte: MilanNews.it

Pasquale Della Valle